MARIA CRISTINA PISANI, O DELLA POLITICA CON IL TROLLEY

Lucia Serino

La scalata della giovane socialista che tra un volo e un altro non perde di vista la Basilicata e le prossime elezioni.

 

La ragazza con la valigia. Sale e scende dagli aerei, il tempo di arrivare ad Helsinki, neppure tre ore ed è già diretta a Tokyo. La madre via Facebook le augura buon viaggio mentre lei trova il tempo, tra uno scalo e l’altro, di sottolineare il calendario delle conquiste femminili, celebrare il primo maggio o ricordare il compagno socialista scomparso.

Una vita che è una follia, racconta lei stessa, Maria Cristina Pisani, nata dentro la politica, cresciuta con la voglia di praticarla, capace di tessere buone relazioni romane, in rapporto di fuga e ritorno dalla sua terra, la Basilicata e più precisamente Lauria.

Emblema di quella sintesi che tocca buona parte del mood politico planetario – il fare equivale al comunicare – Maria Cristina, atipicamente socialista in un’Italia che ne ha disperso l’eredità, potrebbe essere una delle sorprese della prossima campagna elettorale regionale.

Tanto sorprendente poi no, perché non c’è sponda lucana che non tocchi, tra una spedizione a New York e una a Parigi, nella rappresentanza di quel forum giovani di cui è alla guida e che la vede ancora all’apice dello strategico young networking voluto dal Parlamento italiano. Non che tutti nella terra natia la amino, secondo buona tradizione, a iniziare proprio dai garofani residui del suo partito in cui la portavoce del Psi è forte del buon rapporto con i vertici, e cioè Nencini a sua volta fedele alleato di Renzi.

Certo, geografia risibile, nella scomposizione millesimale di un centrosinistra che annaspa a partire dalla sigla ammiraglia, il Pd. E soprattutto pieno di veleni che lei intercetta e ai quali reagisce, a volte apertamente a volte con navigate allusioni da cerchio ristretto come capitò all’indomani delle candidature politiche.

Eppure la giovane Pisani è tenuta d’occhio, perché sta scalando un quadro politico che, nel racconto compiuto e quotidiano del suo divenire, la mette al di sopra delle sigle e delle appartenenze, riuscendo, giorno dopo giorno, a capovolgere uno dei capisaldi ormai incerti di un vecchio schema e cioè l’identità individuale trainata dal partito di appartenenza.

Lei interpreta esattamente il contrario, il brand personale uber ulles. Nome spendibile di un centrosinistra in cerca d’autore, determinata ma mai aggressiva, sempre presente sui fatti con il tono di chi si trova lì per caso tra un volo e un altro ma guarda caso è sempre lì, nella fase del “vorrei ma non posso ma potrebbe sempre succedere”. Molta frenesia da esploratrice ancora l’accompagnerà in questi mesi, ma di sicuro l’occhio sarà rivolto su un puntino della cartina geografica, piccolo ma pieno di aspettative.

Indovinate qual è.   

 

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