IL MASOCHISMO REITERATO DELLA NOTTE DI CAPODANNO (parte seconda)

Rocco Spagnoletta

Nella puntata precedente avevamo lasciato i nostri intrepidi festaioli occasionali finalmente di fronte all’eldorado del divertimento: la discoteca nella notte di San Silvestro. Alcuni, in realtà, sono ancora in fila per lasciare i giubbini al guardaroba, pratica molto in uso nell’emisfero australe per testare la resistenza dei giovani guerrieri delle tribù.  Il senso di colpa per aver lasciato parte del gruppo con una pila di cappotti in mano, tipo commesse di Zara al primo giorno dei saldi, non ci consente di iniziare a divertirci senza di loro. In fondo il divertimento si innesta sul bastone dell’amicizia, del gruppone.

Presi singolarmente eravamo solamente degli sfigati in cerca di rivalsa nella notte più lunga dell’anno ma insieme, tutti insieme, ci trasformavamo in un gruppo di sfigati in cerca di rivalsa nella notte più lunga dell’anno. 

Sono quasi le tre di notte e abbiamo da poco lasciato i giubbini al guardaroba, ora la nuova peripezia da affrontare, il nuovo mostro del videogame del divertentismo è la fila al bar. Che in realtà non è proprio una fila, è uno schieramento. Come piccole fiammiferaie con questo bigliettino numerato in mano, simbolo fallico della consumazione inclusa, cerchiamo sgomitando di accaparrarci un pezzo di bancone, isola felice dei bevitori longevi. Senza sapere che per bere in questi posti devi essere un discreto esperto di strategie militari: stiamo attenti agli attacchi da destra e ci scavalcano a sinistra, buttiamo le truppe a sinistra e lasciamo scoperto il fianco destro. Alcuni di noi, stremati dagli attacchi nemici, propendono per la ritirata. Per fortuna Sun Tzu ci viene in soccorso: “Simulare il disordine presume una perfetta disciplina, simulare paura il coraggio, simulare debolezza la forza” ovvero “Ma cazzo, sgomita un po’ che se non beviamo la serata non accelera, non si avvia, nun s ‘mboca”.

Ci agitiamo, simuliamo il disordine. Il barman ci nota. Potrebbe essere la svolta. Da un rapido consulto, esclusi due di noi che, in fatto di bevande alcoliche, conoscevano solamente la Peroni, si decide che l’Angelo Azzurro sarebbe stata la bibita della notte. Imbevibile quanto imprevedibile.
Ci guardiamo intorno e non capiamo come tutta quella gente si stia già divertendo così tanto, sono già sudati, brilli e hanno già acchiappato. “A che cazzo di ora sono arrivati questi?”  Noi siamo qua da più di due ore e a malapena abbiamo chiesto al buttafuori di non schiacciarci nel muro dell’ingresso.

Sono le 4 di notte quando, cocktails in mano, attacchiamo la pista da ballo, un po’ pirati dei Caraibi e un po’ benzinai di Atena Lucana. Ci muoviamo felini come ragionieri sulla spiaggia di Ginosa, puntiamo ragazze bellissime che sembrano ricambiare i nostri sguardi, sembriamo dei Johnny Depp disadattati.
Eppure ci stanno guardando, sì sì, cavolo, guardano proprio noi, ci scrutano a fondo, dalla testa ai piedi e si dicono:
“ma come cazzo si so’ vestiti questi?”
“Bò, saranno dei rappresentanti della Folletto a un congresso del Pd”
Bè una cosa l’abbiamo constatata: che le lenticchie non fanno effetto, almeno sulla fortuna. Perché invece con quel poco di alcool scadente hanno preso alla lettera Coez e la sua scuola di danza nello stomaco.
Rissa sfiorata in bagno. Comunque nei bagni delle discoteche, sarà che hanno tutti la vescica delicata, ma la gente è troppo suscettibile.
La pista si svuota.
La festa è finita.
Usciamo dal bagno e c’è da fare la fila per ritirare i giubbini.
Eh no!
Fuori c’è il sole, è l’alba di un anno nuovo.
Si va a fare colazione.
Al bar entrano altri amici e ci si mente a vicenda:
“oh noi lì ci siamo troppo divertiti!”
“pure noi, un bordello di gente, un sacco di femmine!”
“Alla fine mi sa proprio che anche l’anno prossimo ci torniamo alla discoteca.”
“Ah ma io mi vado a mettere in fila per i giubbini già verso il 9 dicembre.”
Risate.
FINE.

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