IL MASOCHISMO REITERATO DELLA NOTTE DI CAPODANNO (parte prima)

Rocco Spagnoletta

L’ultimo ricordo felice delle mie ultime notti da giovane dell’ultimo dell’anno è: “Io che saluto tutti i parenti verso le 24.40 promettendo a mia mamma di non ubriacarmi e facendo intendere, con occhiolino di ordinanza che fa molto cugino figo, a tutti gli altri commensali che le mie intenzioni sono esattamente l’opposto delle promesse fatte a mia madre”. E questo sarà il peccato originale che segna l’uscita dall’Eden dell’ultimo dell’anno. Così, sull’onda dei vent’anni, esco dal cenone di casa, dalle miccette dei cuginetti e dalle lenticchie portafortuna e mi avvio verso la felicità.

Eh, la felicità. La felicità quella notte, nelle nostre menti, aveva le ambientazioni dei primi videoclip dei rapper americani (erano i primi anni 2000, ma che ne sanno i 2000 di Biggie e Tupac!) ovvero:

 1) locale stracool

2) tavolo con fiumi di champagne

3) modelle disegnate con photoshop a ballarci patinate addosso.

Come ben sapete le donne ammiccano sempre nei sogni ma a capodanno noi volevamo solo divertirci quindi non ce ne fotteva dei loro ammiccamenti e solo a mattino inoltrato avremmo deciso se andare a dormire con una, due o tre di loro che tanto i sogni a vent’anni non hanno limiti. Entro in macchina raggiungo gli altri, una bottiglia in mano per brindare.  La bottiglia, quella dei sogni, è uno champagne prezioso ed elegante da aprire rigorosamente con un sabrage, di quelli al primo colpo. Ma fermi un attimo, bisogna aspettare il solito ritardatario che s’è magnato pure la zia. Finalmente arriva: “e raga’ scusate ma mi so’ dovuto mangiare le lenticchie che lo sapete che portano bene!!”. Finalmente si stappa al nuovo anno che già da un’ora si presenta come il migliore degli anni per noi. Meglio pure di una canzone di Max Pezzali.

Ah, vi avevo lasciati appesi alla bottiglia, vi ricordate lo champagne da sciabolare? Era in realtà una bottiglia trovata nello scatolo del panettone Maina, quelli di panettone e bottiglia a 3 euro e 90. Sì, quella bottiglia che fa schifo pure a vostro zio alcolizzato. Ma noi siamo giovani e come in un video di Busta Rhymes saltiamo sulle nostre fuoriserie cabrio (cioè con i finestrini aperti) e biglietti da 25.000 lire alla mano andiamo verso la discoteca più in della zona. Al grido di “vedi che tieni un faro che non ti funziona!!” oppure gasati al massimo urlando “non fumare dentro che papà sente la puzza e domani mi stroppia!”. Per comprare le prevendite di Capodanno abbiamo dovuto corrompere due PR, tre buttafuori, quattro della ronda, un agente della DEA, due dell’interpol. Ché ogni anno succede che fino a 20 secondi prima di decidere dove andare centinaia di PR ti telefonano, citofonano, scrivono messaggi, biglietti, lettere, piccioni viaggiatori, ti scrivono con lo spray sotto casa, rapiscono gatti, figli illegittimi, nipoti, cugini di secondo grado affinché tu acquisti la prevendita dalle loro mani. Ma sappiate che nel momento in cui decidete “si va lì” non troverete un biglietto manco se siete Pacho Herrera e volete andare al bar gay sotto casa. Ma noi ce l’avevamo fatta e ora siamo caricati a pallettoni e spariamo i nostri cuori oltre ogni ostacolo.

“Che serata ragazzi, viene pure quella compagna del liceo di Giovanni che mi voleva nel 1992.” Lo stereo pompa Corona a tutto volume”

“Dai ragazzi mettiamo Battiato!!”

“Ma vafangul, disis ritm of the nait orrai o ie the ritm of thr nait”

“Che serata ragazzi, mi sento fortunatissimo stanotte, ho mangiato tante di quelle lenticchie!! Tengo pure 100 mila lire che mi ha dato nonna!”

“Effess 100 mila lire, disis ritm of the nait!!!”

Finalmente si arriva alla discoteca. Entusiasmo alle stelle e parcheggio pure.

“Ragazzi ho un’idea geniale, lasciamo i giubbini in macchina!!”

Ecco ragazzi dovete sapere che Platone fu il primo a fare dell'”idea” il perno del suo sistema filosofico ma probabilmente non aveva mai parcheggiato a 3 km dalla discoteca. Ok, ci incamminiamo seguendo la stella cometa, novelli re magi della notte di capodanno, ma fa freddo, troppo freddo, i primi amici li perdiamo dopo 1 km. Sono tornati in macchina a prendere i giubbini che per 2000 lire di guardaroba hanno già rischiato lo stato di quiescienza per ipotermia con conseguente amputazione degli arti. Al secondo km torniamo tutti in macchina a prendere i giubbini. E’ già l’una e mezza. Il locale è più che pieno. Ce ne accorgiamo dalla fila all’ingresso. Una salerno-reggiocalabria di minigonne e papillon. Vedendo questo rettilineo finto Prada ci viene un amletico dubbio da fashion victim:

“Ma noi come cxxxx ci siamo vestiti?”

“vabbè pure tu con il maglioncino, stiamo andando a ballare mica al congresso del Pd!”

“io? E tu col vestito da rappresentante della Folletto?”

(Spero di non incorrere in denunce  sia da quelli del Pd sia da quelli della Folletto o in doppie denunce nel caso in cui le due figure venissero a coincidere. Grazie.)

 

 

Sono le 2.30 e finalmente superate le file, superati i controlli antibevande, antidroga, antitesi e antiterrorismo, riusciamo ad entrare nel locale. Le note di Corona rimbombano in pista e nei nostri cuori, tisi s the ritm of the nait…. Folle trepidanti, musica che sale, cocktails che hanno sempre la parola “sex” nel nome, ragazze che non aspettano che noi e…

“uaglio’ i giubbini, ragazzi dobbiamo lasciare i giubbini!”

Bene, avete presente tutta la salerno-reggio dell’ingresso? Ora è al guardaroba. Anzi c’è qualcuno in più, perché mentre noi c’eravamo incantati a guardare l’aurora boreale della pista piena di giumente manco fosse la fiera di settembre, qualche concreto figlio di pxxxxxx c’ha fregato il posto nella fila.

“no Giova’,  fammela tu la fila, tieni 4000 lire, pagati pure il tuo, ma io non posso perdere altro tempo, mi so’ mangiato tutte quelle lenticchie e le devo sprecare facendo tutte ste file secondo te?” 

In questo preciso istante Giovanni capì che l’infanzia era finita e che homo homini lupus. 

di ROCCO SPAGNOLETTA

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 (FINE PRIMA PARTE)

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