IL MONDO CAMBIA, ANCHE I DALEMIANI

Gianfranco Blasi

Vincenzo Folino non ama il ritornello di Venditti:

“Certi amori non finiscono,

fanno dei giri immensi e poi ritornano…”

 

Leggo lucia Serino sul “garibaldino in convento”, penso al mio vecchio amico Vincenzo Folino e mi viene in mente un modo di fare ed intendere la politica fatto di strategia e militanza, tattica ed antipatie esplicite. Molta della storia politica del compianto Antonio Luongo era in quel convento. Da Bubbico a Speranza fino a Vincenzo Folino.

Ma Antonio, loro lo sanno meglio di me, riusciva a tenere, con la sua colla magica, anche De Filippo e i Pittella oltre che i vecchi democristiani. Folino, no! Del resto il suo abbandono, l’uscita dal Pd, non è stato emotivamente indolore.

La candidatura di Viceconte aiuta i dalemiani a marcare il territorio. L’ex padre e padrone del Pdl, sembra quasi un suggello al famoso memorandum sul petrolio. Trasforma il patto trasversale sull’oro nero in un patto politico e di governo. Credo, però, che nel frattempo siano intervenute anche altre cose che vadano messe sul tavolo di quel che sta accadendo ed accadrà fino a novembre.

Prima di tutto, la presenza dei cinque stelle, che non è banale. Molto probabilmente Di Maio ed i suoi diventeranno primo partito anche in Basilicata. Folino prova, in una filosofia che richiama proprio Antonio Luongo, a rendere “utili” quei voti. Non a caso li evoca. Sinceramente, credo che nessuna relazione politica potrà svilupparsi fra Liberi e Uguali e il Movimento, come si autodefiniscono i grillini. Troppa differenza di metodo, cultura e fini politici.

C’è poi una presenza di un corpaccione elettorale altrettanto forte, ancora una volta privo di guida strategica, che è il voto che si orienterà verso il centro destra. Molti cittadini sceglieranno lo schieramento a me più caro per tradizione. Ma, i partiti liberali, d’ispirazione cattolica e di destra democratica sembrano giungere impreparati ed in ordine sparso all’ennesimo appuntamento con la storia della nostra comunità regionale. Questo non significa che il centro destra non risulti, alla fine, maggioritario, visto il sistema quadripolare.

Segnalo il voto sui tre uninominali di Basilicata come un vero e proprio termometro dell’orientamento politico. Gianni Pittella vincerà quello del senato? Se dovesse perderlo, saremmo alla caduta del muro di Berlino anche in Basilicata. Caiata vincerà a Potenza e nel lagonegrese? Si imporrà, al contrario, Nicola Benedetto? E cosa accadrà nel collegio di Matera, a ridosso del 2019? Ecco, da qui capiremo, e non poco, come potranno svilupparsi le alleanze per l’autunno caldo di Basilicata.

Resta, infine, la seconda ipotesi disegnata da Folino che voglio brevemente analizzare. Evocare l’autonomismo lucano significa pensare a piattaforme civiche, pezzi di società, territorio, che si uniscono in un progetto di rigenerazione sociale ed economica della nostra regione. E’ possibile che ciò accada? Credo di si. Almeno non lo escludo. Nel frattempo questo Consiglio Regionale è chiamato ad approvare la nuova legge elettorale. Lo dovrà per forza fare. La legge elettorale è lo strumento con il quale si esercita la democrazia e la rappresentanza. Il 4 marzo voteremo con una legge truffa, dove il proporzionale è un trucco dietro il quale si nasconde la casta, persino il mio amico Folino. Staremo a vedere se dal palazzo di via Anzio uscirà qualcosa di meno farraginoso e più utilizzabile nell’interesse generale. Ma ne dubito.

 

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