QUÌ, DOVE NEPPURE AL BAR SI DISCUTE PIÙ DI POLITICA

Federico Valicenti

Ù Una cosa di bello la mia area interna ce l’ha: durante le elezioni oramai non ti si fila più nessuno.

I convegni, i comizi, le assemblee gli incontri manco si fanno e se si fanno si viene “convocati” in paesi limitrofi più grandi, dove almeno si riesce a riempire una saletta da 50/100 persone, per far vedere che esiste un dibattito, un incontro, dove si espongono le contraddizioni di un territorio in perenne dichiarazione di sviluppo.

Ma all’interno dei paesini nemmeno nel bar si discute più di politica. Nemmeno si ascoltano battibecchi e dichiarazioni di amore o odio verso persone, movimenti o altro.

I paesi “soffrono” di una calma sobria, senza urla ne improperi, qualche manifesto attaccato, nemmeno più di tanto. Le elezioni nemmeno “si sentono”. E’ assurdo questo silenzio assordante! ti rimescola il sangue, ti fa pensare di vivere in un altro pianeta, ti proietta al di fuori della cose normali.

Meno male che ci sono i social! Cosi uno può sfogarsi, sbraitare, gridare contro tizio o caio, addossare le colpa dello spopolamento a complotti orchestrati e diretti da forze oscure, al fallimento della scuola a giochi di potere.

E poi magari cerchi di capire perché la “politica” dei richiedenti asilo non manda solo bambini orfani di padre e di madre per ripopolare le nostre scuole elementari e medie, formarli senza creare conflitti sociali, dando loro una casa, una famiglia, un sostegno.

E poi magari cerchi di capire perché la “politica” si ostina a parlare un linguaggio che non ci appartiene, che non intravede la grande forza culturale delle identità che le aree interne possiedono, che sono una forza travolgente, che proietta l’individuo prossimo verso il bisogno delle relazioni come modello, della comunanza come azione, dello slow life come riappropriazione.

Ma anche i manifesti affissi di fresco sono oramai sbiaditi.

La Politica è sempre più lontana da questi luoghi!

 

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