LA FISICA INTORNO A NOI

Ida Leone

Fare una chiacchierata con il professor Nicola Cavallo è come camminare contro la bora a Trieste: se ci si distrae, si rotola a terra. Ma gli argomenti che siamo riusciti a toccare in un’ora scarsa sono talmente interessanti, e lui è un conversatore così piacevole, che ho riempito le tasche di sassi, e sono arrivata fino in fondo, aiutata da una tazza di the verde, uguale a quella che ha preso lui.

Nicola Cavallo, salernitano, 64 anni ottimamente portati, è un fisico di caratura internazionale. Arrivato nel 1999 all’Università degli Studi della Basilicata, è professore Ordinario di Fisica Sperimentale presso il Dipartimento di Scienze, dopo 17 anni di ricerca svolta nell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Inizia raccontandomi di quanto è riuscito e riuscirà a portare in Basilicata solo nel 2018: la scuola internazionale di fisica del CERN, forse Fabiola Gianotti, forse la performance “Racconto Cosmico” (conferenza spettacolo con scienziati, attori e tanta buona musica), forse un training camp per Matera 2019 sugli strumenti e le tecniche più avanzate da usare per analisi per il e restauro di beni culturali.

 

SEI STATO INCARICATO DELLA PROLUSIONE PER L’INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO DI UNIBAS. COME É ANDATA?

La prolusione è di fatto la “prima lezione” dell’anno accademico. Ogni anno viene assegnata ad un Dipartimento diverso, quest’anno è toccato al Dipartimento di Scienze.

Il messaggio che ho provato a dare è stato quello di far comprendere l’importanza delle scienze sperimentali, in particolare far capire quante migliaia di persone di altissimo livello ci lavorano, e quanti soldi vengono investiti (anche se sempre troppo pochi). La gran parte delle persone non si rende conto di questo, né si rende conto del fatto che è dalla scienza sperimentale che derivano infinite applicazioni pratiche, che sono parte della nostra vita di tutti i giorni. Non esiste la “ricerca pratica”: un’applicazione concreta si può fare utilizzando qualcosa che già si conosce, e conoscerla è compito proprio della ricerca sperimentale.

QUINDI UNA PROPULSIONE CON INTENTO DIVULGATIVO?

Anche qui, occorre essere precisi sui termini. Spesso viene confusa la divulgazione con l’informazione. Quest’ultima, pur necessaria, è il racconto dei risultati, della parte finale di un lavoro scientifico, di qualunque branca si tratti, che non sempre fa capire tutto. Per spiegare la curvatura spazio – tempo di Einstein, di recente dimostrata, si usa l’esempio del tappeto di gomma sul quale si fa rotolare una pallina, che lo deforma. Ma per capire bene bisognerebbe comprendere o immaginare cosa è la quarta dimensione, che al nostro cervello è invece per lo più inconcepibile.

La divulgazione invece serve a far capire cosa c’è DIETRO ad un risultato: che metodo abbiamo usato? Perché quello e non un altro? Quante prove ed errori sono state fatte prima di arrivare a quel risultato? E la domanda più importante di tutte: perché abbiamo iniziato ad indagare in quella direzione? Spiegare tutto questo al grande pubblico può essere molto complicato, occorre semplificare al massimo cercando di non distorcere né banalizzare. E alla fine non tutto può essere spiegato.

Ovviamente il fine ultimo della divulgazione è appassionare i ragazzi ad una materia, per costruire le nuove generazioni di scienziati, in ogni campo. Questo è quello che proviamo a fare ogni giorno.

Per i fisici è facile: basta parlare di stelle, di universo, di infinito. Raccontare che le distanze nell’universo sono tali per cui se guardiamo le stelle una notte d’estate non solo vediamo oggetti come erano  miliardi di anni fa, ma che due stelle che sembrano vicine sono distanti fra loro milioni di chilometri, e quindi milioni di anni.

Per i matematici, certo, affascinare un ragazzo è più difficile [ride]

FREQUENTI CON ASSIDUITÀ I SOCIAL NETWORK. COSA NE PENSI DEL DIBATTITO SULL’AFFERMAZIONE DEL PROF. BURIONI, “LA SCIENZA NON E’ DEMOCRATICA”? HA RAGIONE LUI?

Se parliamo di un confronto fra persone che hanno a lungo studiato determinati temi scientifici, che hanno sperimentato, che hanno ottenuto risultati ripetibili, e persone che si sono informate in modo superficiale ed approssimativo, certo che ha ragione lui.

L’autorevolezza in campo scientifico deriva direttamente dall’uso del metodo galileiano: una scoperta si basa su esperimenti che hanno portato a risultati nuovi, e che devono essere ripetibili, cioè realizzabili da qualunque altro scienziato nel mondo, portando agli stessi risultati. Questo vuol dire “autorevolezza” nel campo della ricerca: aver fatto questo genere di esperimenti, averne pubblicato metodo e risultati, ed aver avuto l’assenso della comunità scientifica mondiale.

Se sono uno scienziato, un ricercatore che si è conquistato questo genere di autorevolezza, non mi metto a discutere con nessuno che non abbia una autorevolezza almeno pari alla mia, non per presunzione ma perché non ha alcun senso. Nel ristretto (si fa per dire) ambito scientifico internazionale, però, cioè fra pari, la democrazia è massima: chiunque può confutare una ricerca altrui, a patto che ne porti le prove: altri esperimenti ripetibili che hanno portato a risultati diversi, sui quali è bene confrontarsi ed continuare ad investigare.

Tutto questo è sicuramente valido nel campo della fisica, della biologia, della biochimica, che sono scienze sperimentali esatte; per la medicina, che si basa sulle scienze esatte dianzi citate, ma anche sulla statistica –che, spesso, è limitata dal ridotto numero di casi considerati – il discrimine fra le verità scientifiche conclamate e quelle che potrebbero essere smentite col tempo si fa un po’ più scivoloso.

 

FRA I MIEI SOGNI DI RAGAZZINA APPASSIONATA DI FANTASCIENZA CI SONO I VIAGGI NEL TEMPO E IL TELETRASPORTO. SARANNO UN GIORNO POSSIBILI?

Mi spiace deluderti, ma no, per nessuno dei due. Ti spiego: [prende un tovagliolino del bar dove ci troviamo, mi ruba la penna e inizia a disegnare] se abbiamo un punto A e un punto B, nella geometria euclidea la distanza più breve è una retta, su due ma anche su tre dimensioni. Per essere ancora più breve, l’unica soluzione è piegare il tovagliolino e far avvicinare i due punti. Questo significa considerare una quarta dimensione, quella del tempo, appunto, che al momento non è manipolabile, e nemmeno facilmente concepibile.

Anche il teletrasporto, se intendi la smaterializzazione di te in un luogo e la rimaterializzazione in un altro, è impossibile. Quello che forse potrebbe realizzarsi fra alcuni qualche decina di anni è la possibilità di avere un clone, un’altra te in un luogo diverso da quello dove la prima te si trova.

[vorrei chiedere se “l’altra me” lo sarebbe anche con la coscienza, i pensieri, e i sentimenti, ma è una domanda che mi fa un po’ paura, passo appresso]

 

C’É QUALCOSA ALLORA CHE SEMBRAVA FANTASCIENZA E CHE SARÀ INVECE POSSIBILE A BREVE? FACCI SOGNARE.

Ah, sicuramente tutto ciò che riguarda le diagnosi mediche e le cure, soprattutto dei tumori. Già oggi è possibile applicare le scienze nucleari alla cura di alcuni tipi di tumori con tecniche molto meno invasive e di gran lunga più efficaci della radioterapia. E poi forse nei trasporti: la levitazione magnetica, che già si sta sperimentando in Giappone, potrebbe consentire impensabili velocità ai treni, che li renderebbero molto competitivi rispetto agli aerei. Pensa che miracolo sarebbe sperimentarla in Basilicata; c’è qualcuno, nel nostro ateneo, che ci ha già pensato.

 

É NOTIZIA DI OGGI CHE L’UNIBAS É TAGLIATA FUORI DA FINANZIAMENTI DEL MIUR PER LA RICERCA. CHE NE PENSI?

Il finanziamento alla ricerca del MIUR va ai singoli Dipartimenti, non alle Università. I controlli sulla qualità ed efficacia della ricerca sono stati  fatti su un campione di 350 Dipartimenti, e di questi hanno avuto un finanziamento premiale ulteriori i migliori 180. I Dipartimenti UNIBAS non sono rientrati nel campione iniziale e non hanno potuto “concorrere”. Quello impiegato é un metodo tortuoso che alla fine finisce col premiare sempre i più ricchi, alimentando un circolo vizioso dal quale le piccole Università saranno sempre tagliate fuori, soprattutto al Sud Italia. Del resto, la Basilicata fra poco non esisterà più, lo sapete tutti, vero? Sempre meno abitanti, sempre più povera, prima o poi verrà smembrata e riaccorpata. Un processo che a me pare irreversibile.

E COSA PENSI DEL PROGRAMMA POLITICO CHE PARLA DI ABOLIZIONE DI TASSE UNIVERSITARIE?

Che la dichiarazione è stata mal posta e ancora peggio interpretata. Certo che sarebbe bello che i ragazzi non pagassero le tasse, se questo però fosse accompagnato da misure per il diritto allo studio di cui la tassazione rappresenta solo un singolo aspetto. Studentati, mense, libri a costi calmierati, accesso a strutture bibliotecarie anche la sera, trasporti urbani per la provincia che partano la sera, una città attrattiva e ANCHE tasse azzerate o sensibilmente basse (e, comunque, solo ed esclusivamente per gli anni di corso ufficiali, non per decine d’anni come qualcuno ha creduto…): queste sono misure che incoraggiano i ragazzi ad iscriversi all’Università. E poi, naturalmente, nessuno ha chiesto all’on. Grasso dove si trova la copertura per garantire alle Università di rientrare delle risorse che non sarebbero più coperte dalle tasse universitarie. Una frase ad effetto, obbligata dalle circostanze elettorali, ma che fa apparire la vera intenzione che sta dietro e che contempla una totale revisione del diritto allo studio in tutti i suoi aspetti.

 

Le tazze che hanno contenuto il the verde sono vuote, e fredde. Un fenomeno fisico , anche questo (lui mi dice che abbiamo contribuito a riscaldare l’ambiente circostante).

Saluto il prof. Cavallo e vado via con ancora in testa domande a miliardi, come le stelle nel cielo. Che all’improvviso mi paiono più distanti che mai.

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