NO PASARAN – di Giampiero D’Ecclesis

Giampiero D'Ecclesis

La crisi istituzionale in cui l’azione dei leghisti e l’inesperienza ingenua del Movimento Cinque Stelle ci hanno cacciato è davvero senza precedenti, così come la carica eversiva che gronda dalle dichiarazioni che vengono amplificate nei social network secondo una strategia mediatica studiata a tavolino e beneficiano del silenzio e della voglia di non schierarsi di troppi, pavidi, osservatori della politica.

Cosa è successo?

È successo che due forze politiche avversarie, quella di maggioranza relativa, il Movimento 5 Stelle, e la migliore della coalizione di centro destra, la Lega, hanno tentato di costruire un’ipotesi di compagine di governo. Hanno elaborato un programma unico, hanno concordato con il Capo dello Stato un nome per la carica di Presidente del Consiglio, hanno definito una lista di ministri da PROPORRE al Presidente Mattarella e, allorquando il Presidente ha manifestato delle perplessità su un nome della lista, uno solo, hanno ingaggiato un braccio di ferro pubblico con il Capo dello Stato per imporre quel solo singolo nome.

Ora la lettura demagogica, eversiva che ci viene proposta è che il cattivo Presidente, sotto dettatura dei paesi europei e dei mercati, abbia impedito la costituzione del governo, il tutto con il contorno di ipotesi che vanno dalla procedura di messa sotto accusa del Presidente, all’evocazione delle piazze.

La realtà è diversa. MOLTO DIVERSA.

I due partiti hanno costruito una piattaforma programmatica insostenibile, senza specificare le coperture, recitando come al solito la litania dei privilegi, delle pensioni d’oro e delle prebende di stato, utili da usare per fare incazzare il disoccupato, ma senza alcun valore all’interno della banale partita doppia dei conti pubblici.

Perfettamente consci di ciò hanno pensato di giocare una insidiosa partita con gli impegni che l’Italia ha preso con l’Unione Europea, di cui è uno dei paesi fondatori, e con i mercati che finanziano il debito che il nostro disgraziato paese ha accumulato nel tempo per mancanza di politica e di serietà.

La pistola fumante è esattamente la difesa fino al suicidio del tentativo di costituire un governo pur di difendere il nome del Professor Savona alfiere in Italia delle posizioni no euro, la Lega è arrivata ad opporre un rifiuto al capo dello Stato perfino sul nome del suo segretario nazionale Giorgetti per imporre Savona.

Fino a questo punto lo spazio per una soluzione diversa da Savona magari ci sarebbe potuta anche trovare ma, nel bel mezzo della trattativa, come un colpo di maglio, arrivava la riabilitazione di Berlusconi che, dopo aver subito un ridimensionamento elettorale e l’onta della pantomima in diretta televisiva, tornava ufficialmente in campo, e senza limitazioni, nella battaglia politica.

L’illusione coltivata da Salvini di una Lega centro gravitazionale aggregante, capace di assorbire tutto il centro destra, falliva e scopriva pericolosamente il fianco a Salvini che sarebbe finito a fare il socio di minoranza di una compagine a questo punto troppo debole numericamente per andare a sfidare Europa e mercati.

Il rischio di mandare in frantumi la barca italiana e di naufragare insieme ai 5 Stelle, senza avere l’egemonia nel centro destra, era troppo grande, rendeva nuovamente debole il progetto politico della Lega che resta separatista, antieuro e antimeridionale, rendendo necessario far saltare il banco.

Mattarella è una vestale, ha il compito sacrale di difendere la Costituzione e di riconsegnare al suo successore una Presidenza della Repubblica intonsa nelle sue prerogative tale e quale come gli è stata affidata, nessun compito è più importante di questo, non il governo, non la convenienza politica, la Costituzione è il cuore del nostro sistema, preservarne l’equilibrio voluto dai padri costituenti è compito ineludibile.

Non giocherò a fare il costituzionalista, ci sono tanti emeriti professori che hanno già esposto la questione, ma l’analisi logica sono in grado di farla e quindi la faccio:

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Il Presidente della Repubblica è colui che nomina, che, nelle intenzioni del costituente, è figura autorevole e super partes in grado, quindi, di fare una scelta ponderata laddove una situazione delicata lo rendesse necessario.

Il Presidente incaricato propone, il Capo dello Stato nomina. C’è poco da interpretare.

Qui compare la prima scissione, apparentemente minima, tra Di Maio e Salvini infatti, mentre il primo in ossequio al dettato costituzionale, dopo aver discusso del nome del Presidente incaricato da sottoporre al Capo dello Stato con Salvini, si guarda bene dal fare dichiarazioni sul chi è il prescelto prima che il Mattarella dia l’incarico, il secondo gigioneggia in televisione, fa filtrare il nome, assume l’atteggiamento di chi attende solo che chi nella sua mente è solo un notaio (Il Capo dello Stato) sbrighi la fastidiosa incombenza dell’annuncio.

Poi, durante la discussione, emerge la difficoltà sul nome di Savona ma, mentre Di Maio, correttamente ripete che la lista dei ministri la farà il Presidente Incaricato dopo averla concordata con il Capo dello Stato, il leghista Salvini non resiste, sbuffa, ammonisce, fa emergere nomi e, in particolare quello di Savona.

Salvini ha scelto lucidamente una strategia per azzoppare il Capo dello Stato, nella convinzione di riceverne un vantaggio politico a doppia possibilità, la prima, subordinata, avrebbe dato esito nel caso in cui Mattarella avesse ceduto sul nome di Savona, indebolendo le sue prerogative costituzionali trasformando quel propone dell’art.92 della costituzione in su indicazione riducendo il suo ruolo a cancelliere del Presidente del Consiglio.

La seconda possibilità, quella a cui realmente puntava Salvini conoscendo come conosce il significato del ruolo del capo dello Stato, si sarebbe verificata nel caso in cui il Presidente avesse reagito a tutela delle prerogative costituzionali del suo ruolo opponendo un secco no al diktat delle forze di governo sul nome di Savona, così come è accaduto.

In questo modo Salvini si è liberato dall’abbraccio pericoloso dei 5 Stelle e dell’onere di dover attuare quanto promesso nell’inattuabile cosiddetto programma di governo, ha scatenato una guerra demagogica sul Capo dello Stato aizzando “il popolo qualunque” con lo spettro dei poteri occulti, della Germania, delle banche, ha evitato di rompere con la restante parte del centro Destra evitando lacerazioni con Berlusconi, tant’è che la fedele Meloni subito ha cominciato ad abbaiare al Capo dello Stato, e, infine, impedendo l’ascesa al governo dei 5 Stelle, si è guadagnato la riconoscenza di quelle forze che vedevano il Movimento come un azzardo troppo grosso per il paese.

Insomma, un perfetto cavallo di Troia che ha strangolato sul nascere le velleità dei 5 Stelle esponendo pubblicamente la loro inadeguatezza politica e la loro inesperienza, che sta sfiorando pericolosamente l’eversione e l’incitamento ad essa, e nella cui sottile azione politica è facile intuire la mano del Cavaliere che ha sempre avuto il guizzo vincente nei momenti importanti.

Saranno momenti difficili, l’ondata populista è forte, c’è chi minaccia di morte il Capo dello Stato, chi lo offende pubblicamente senza alcun rispetto e ritegno, a questa ondata bisogna opporsi con forza e con coraggio, come ho detto qualche tempo fa in una occasione di discussione, non è più tempo dei Chamberlein, davanti all’avanzata di questa barbarie fascio-leghista, populista, razzista, disposta a tutto pur di andare al governo, servono uomini con forza e coraggio, tenaci, che sanno il valore della democrazia e sono disposti a lottare, in Italia mai come in questo periodo, servono i Churchill.

Io sto con Mattarella. No Pasaran.

 

 

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