Non si vive di solo Can Yaman

Non si vive di solo Can Yaman

L’attore turco Can Yaman sta facendo impazzire l’Italia.

Su La5 ho visto qualche puntata de Le ali del sogno. In Turchia non seguo questa serie, mi annoia per via dell’intreccio (che non c’è). Tuttavia Can Yaman è un uomo molto attraente. In Turchia è anche il protagonista di una pubblicità che invoglia gli uomini a migliorarsi, con il jingle Can gibi ol (sii come Can): nella clip c’è lui che grazie agli abiti giusti (quelli della Tudors) si distingue in ogni attività. Dopotutto, è un modello positivo.

Dal momento che Can Yaman è diventato il volto della Turchia in Italia, siamo passati da “siete tutti assassini! Boicottiamo la Beko!” a “Prossime vacanze: in Turchia!”. Tuttavia, dal momento che non tutti i turchi (e le turche) sono guerrafondai va da sé che neanche tutti i turchi sono prestanti come Can Yaman! Come noi italiani, anche i turchi amano gli sport da poltrona, in pole position insultare i calciatori quando sbagliano i calci di punizione.

Io per esempio sono un’amante delle serie tv! Ho imparato la lingua praticamente ascoltando la televisione. In Turchia le serie tv si chiamano dizi e durano in media da uno a tre anni. Ci sono delle dizi turche davvero piacevoli, piene di passione È un peccato che non vengano tradotte in italiano, sarebbero un modo come un altro per accorciare la distanza tra i popoli…

In Turchia la prima serata inizia alle 20,00 e coincide con la preparazione del çay che accompagna poi tutta la serata. Il çay sul fuoco è il nostro focolare domestico, lo spirito protettore della casa.

Il martedì, per tre anni, non ho mai perso una puntata di KadinUna donna, una serie ambientata a Tarlabaşi, un quartiere di Istanbul tutt’altro che residenziale, dove una giovane vedova con due bambini piccoli si trasferisce in seguito a uno sfratto. La trama ruota intorno a questa donna, Bahar, che grazie alla sua determinazione e alla sua limpidezza d’animo, riesce a riunire intorno a sé diverse tra le persone del quartiere sottraendole alla solitudine e all’imbruttimento delle loro esistenze. La rete di amore che Bahar tesse naturalmente intorno a sé ha commosso la Turchia intera. A me, oltre che serate intense, ha donato la possibilità di riflettere ancora una volta sul femminile in Turchia e sulla qualità dell’offerta della tv pubblica che è la cosa che più di tutte arriva nelle case della gente. Le dizi turche non hanno quasi mai il lieto fine, il dramma va per la maggiore: ai turchi piace proprio logorarsi davanti a una bella tragedia! Se non muoiono la metà dei personaggi non si può dire che sia stata una dizi degna di essere guardata. Tuttavia  anche la comicità ha i suoi grandi nomi, primo fra tutti Kemal Sunal (sosia turco di Enrico Montesano), peccato che le sue opere siano intraducibili…

Qualche sera fa ho scoperto in onda sulla Rai il film turco Ayla, meravigliosa pellicola degli ultimi anni. Che bello, ho pensato, finalmente un film turco tradotto in italiano! Quando uscì al cinema, a Istanbul ci fu il tutto esaurito. Vi invito a vederlo, è ispirato ad una storia vera. Nel caso di Ayla non è solo la vicenda narrata ad essere toccante ma la capacità di raccontare l’universo maschile turco da nuove angolazioni. In Ayla è possibile apprezzare anche la maniera turca di fare dell’ironia. Penso che l’ironia caratterizzi tanto di un sistema culturale. In una scena un soldato commenta la novità del latte in polvere e dice: “è un prodotto americano, quella gente ha una predilezione nel polverizzare le cose”. Di tutto rispetto anche la reticenza che emerge nei rapporti di amicizia, un garbo quieto che non inficia la lealtà del legame.

Vi lascio il link del trailer di Kadin (anche se non lo capite) e quello di Ayla.

Kadin: https://www.youtube.com/watch?v=zc-AyiCkdvk

Ayla: https://www.youtube.com/watch?v=0j0I5drZkJM

In questi film ci sono aspetti in grado di rapirvi. C’è sempre tempo per una bella storia.

Ah, dimenticavo, vi lascio anche il link della pubblicità con Can Yaman 😉

Alla prossima!

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