PD TRA RESISTENZA E DESISTENZA: ECCO LA STRATEGIA DEGLI EX

Rossano Cervellera

Un giocattolo nuovo per le mani, simile ad un Risiko dove la strategia conta quanto le forze in campo. La politica ha iniziato a cimentarsi con il nuovo rompicapo, chiamato rosatellum. Una legge elettorale metà rosa e metà spine, in cui le certezze non vanno al di là del ragionevole dubbio, specie in un quadro frammentato tra partiti, coalizioni e astensionismo.

Mai come quest’anno le decisioni sulle liste e sulle candidature sono state pesate in base agli equilibri politici che potrebbero scaturire dalle urne. Le scelte hanno scontentato molti, in tutti i partiti, anche in Basilicata.

Sul banco degli imputati, ormai lo è da tempo, il Pd che si trova di fronte alla partita più difficile della sua storia regionale. Mai dal 1995 il centrosinistra si è trovato di fronte al rischio concreto di perdere le elezioni. Il partito dei ds (dissidenti di sinistra), Liberi e Uguali, ha una forza consistente in Basilicata e il Movimento Cinque Stelle ha trovato terreno fertile in una regione dove disoccupazione, spopolamento e immobilità sociale minano qualsiasi visione ottimistica del futuro.

La Basilicata appare oggi come la Francia della fine dell’Ancien régime: la classe dominante che cerca di evitare la debacle e i sanculotti che inneggiano alla rivoluzione e alla decapitazione.

Così, il Pd ha dovuto compiere una scelta: provare a resistere in tutti i collegi o ritirarsi dietro la linea Gustav del Senato, lasciando campo libero alla Camera. Sembra aver prevalso quest’ultima strategia. La forza dei candidati LeU (Speranza e Bubbico) e quella dei candidati Cinque Stelle (Caiata e Rospi) hanno fatto scattare l’allarme. Il primo obiettivo del Pd, in chiave nazionale, è quello di arginare la crescita del Movimento. Anche un Deputato può essere determinante per raggiungere l’obiettivo.

Provando a giocarsi la battaglia alla Camera, le armate renziane si sarebbero annullate o quasi con quelle di Liberi e Uguali garantendo una vittoria facile ai pentastellati. Così, è stato rispolverato il vecchio stratagemma della desistenza (non concordato con LeU): candidati meno forti alla Camera per consentire al popolo del centrosinistra di concentrare i voti sugli storici leader del Pds-Ds-Ulivo-Pd nella speranza che possano strappare almeno un collegio alla Camera. A giudicare dalle forze messe in campo e considerando che nella lista proporzionale non ci sono grandi portatori d’acqua, la sensazione è che si pensi di avere qualche chance maggiore di successo proprio nel collegio di Matera.

Situazione opposta, invece al Senato. Oltre al candidato nell’uninominale, Gianni Pittella (che il suo seguito ce l’ha, piaccia o non piaccia), nella lista proporzionale ci sono, dopo il capolista Salvatore Margiotta, Maria Antezza e Roberto Cifarelli, vale a dire gli esponenti più importanti delle correnti politiche del Materano. Che significa? Che si è provato a costruire un collegio regionale forte e equilibrato territorialmente, tentando di rendere più basse le probabilità di insuccesso. Il Pd punta, in altre parole, a prendersi almeno tre senatori (uno nell’uninominale e due nel proporzionale) e un Deputato (il capolista al proporzionale, Vito De Filippo) lasciando a LeU il compito di provare a fermare l’avanzata che per ora sembra inarrestabile del M5S.

Questo, lo schema di una partita in cui il centrodestra, ancora una volta, sembra destinato a fare la parte della comparsa nei collegi uninominali, e del fantasma dell’opera, pronto ad apparire e a conquistare quel che può nel proporzionale.

Certo, pensare che in 20 anni il centrodestra non sia riuscito a creare uno straccio di classe dirigente e sia costretta a candidare per l’ennesima volta il perdente di successo, Nicola Pagliuca, dovrebbe quantomeno invitare a porsi qualche domanda.

Una di queste bisognerà porla a Guido Viceconte, in passato feroce feudatario lucano di Forza Italia, oggi candidato al collegio di Potenza della Camera per il centrosinistra. Già, è anche questo l’effetto del pirandelliano paradosso politico lucano dove, forse, le larghe intese hanno vita più longeva di quanta ne abbiano in Germania.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.