PERCHÉ LE DONNE NON POSSONO FARE POLITICA IN BASILICATA?

Antonella Marinelli

Donne attiviste, che fanno associazionismo, donne energiche, operative, donne impegnate, un potenziale straordinario che sempre più spesso è relegato a ruoli di marginalità per quel che riguarda il protagonismo politico sul nostro territorio.

Basti pensare che su 129 sindaci lucani, sono poco più di 10 le donne che rivestono questo ruolo. Scarsissima è la rappresentanza femminile nelle giunte comunali, inesistente nel Consiglio Regionale.

Per le donne lucane il quadro è desolante soprattutto se si tiene conto del fatto che le ultime elezioni consegnano all’Italia il Parlamento più rosa della storia del nostro Paese. Sono tante le donne entrate in Parlamento. Ma quante le lucane?

Non si tratta di ortodossia della rappresentanza di genere, ma è arrivato il momento di applicare anche nella nostra regione quel principio garantito dalla Costituzione dell’equa rappresentanza di genere.

Se riuscissimo a superare la rassegnazione rispetto all’ acquiescenza dell’asimmetria dei ruoli uomo/donna, che certamente persiste, potremo dare una svolta storica al nostro protagonismo politico in regione.

É inutile girarci intorno, le donne lucane non fanno politica, ma la subiscono. Non conosciamo la forza di tavoli operativi ove sia possibile fare la voce grossa, in parte perché ancora le logiche provinciali di quella politica macha dove prevaricazione è sinonimo di decisionismo non lasciano scampo, in parte perché trascuriamo la forza deflagrante della nostra consapevolezza.

L’Istat dice che le donne investono maggiormente in cultura rispetto agli uomini, riescono meglio negli studi, danno maggior importanza al lavoro e al professionismo rispetto al passato, sono più versatili e dimostrano una maggiore propensione a rivestire una molteplicità di ruoli.

Eppure il nostro amore per la cosa pubblica e il nostro attivismo sono spesso relegati al vaglio di commissioni di benevolenze, insomma un’esistenza politica che è dipendenza. La politica non puo’ essere retaggio di saccenze che tendono a ridimensionare le voci moderate ma non per questo meno potenti delle donne.

In Lucania esiste una sperequazione di genere che sarà molto difficile deradicare, anche perché spesso la debolezza dei nostri ruoli dipende dalla nostra inconsapevolezza di poter fare tanto e bene.

Abbiamo una sola possibilità, fare rete. Unirci, stare insieme, mettere il nostro professionismo al servizio dei nostri territori. Il nostro territorio ha il volto delle giovani donne disoccupate, madri indigenti, nonne non autosufficienti, operaie costrette a turni estenuanti o a spostamenti che cominciano all’alba per raggiungere il posto di lavoro. Donne sole, affrante dall’inattività di figli senza futuro, casalinghe atomizzate in una provincia che fatica a vincere il provincialismo in cui è invischiata. Storie di solitudini e diritti negati, donne del lavoro nero, donne licenziate per desiderio di maternità, donne molestate sul posto di lavoro, storie di donne in cerca di riscatto.

Si parta dunque dalla politica, donne che fanno per le donne, perché le donne conoscono le donne e che le donne siano al servizio di altre donne. Perché la condizione femminile in Basilicata migliori è necessario costruire una solida ed equa rappresentanza politica al femminile.

In qualità di esponente del Direttivo Regionale del PD lucano apprezzo e appoggerò l’azione intrapresa dalla presidente della Commissione regionale pari opportunità, Angela Blasi, finalizzata alla realizzazione dei principi di democrazia paritaria in Basilicata per un riequilibrio di genere nelle Istituzioni, a partire dal Consiglio regionale.

Serve una riforma della legge elettorale nella Regione Basilicata nell’ottica dell’equa rappresentanza di genere. Inoltre con la già senatrice e dirigente regionale e nazionale del PD Maria Antezza, per proseguire la sua battaglia fatta di numerosi emendamenti, mozioni e proposte di legge, si vuole creare una rete volta alla promozione del cammino per la parità su diritti, lavoro e welfare.

Perché questa battaglia non imploda serve un deciso intervento di educazione al rispetto e alla parità di genere che coinvolga la scuola. Aiutare le giovani generazioni a superare il retaggio culturale che relega le donne a ruoli marginali , parziali e mai sostanziali. Aiutare i giovani uomini a vincere la visione delle donne come cosa altra da sé e perciò destinate a rivestire ruoli differenti e meno significativi.

Che le donne lucane coltivino l’ambizione di una vera e propria rivoluzione culturale. Si può fare, da adesso.

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