(POTERE AL POPOLO!) L’UNICO MONDO POSSIBILE A SINISTRA

Vito Colangelo

Quali errori grossolani si possono commettere nel giudicare le liste di sinistra in queste elezioni?

L’abbaglio più grande può essere quello di definire la sinistra italiana come un campo univoco anche se multiforme; ignorando non le sfumature ma proprio quell’intervallo di spazio che separa centro e periferie. Dire, per esempio, che “Liberi e Uguali” fa parte, o addirittura rappresenta, la sinistra è come mettere insieme capre e cavoli e pretendere di analizzarli come una categoria univoca.

Anche a coloro che prendono per buono un lontano punto di partenza (penso a quel progetto costituente di “Cosmopolitica” del febbraio del 2016), sfugge un passaggio anzi un “doppio salto”, che è stato determinante per la nascita della lista che sta sotto il nome di Grasso.

Partendo proprio da Cosmopolitica, troviamo quasi subito il primo salto da canguro di “Sinistra Italiana” che, avendo già deciso l’indirizzo e le posizioni da occupare (ma proprio nel senso dei posti a sedere), tradisce le premesse e le condizioni del progetto comune per intraprende una corsa in discesa verso il centro.

Un secondo salto lo si fa, poi, con la formazione della lista insieme ai “secondi” transfughi del PD, lasciando per strada quelli meno irregimentati, con l’obiettivo (non di unificare la sinistra italiana) di “ricostruire il centrosinistra” in completa continuità col quel governo che ci ha regalato il Jobs Act, la Buona Scuola, la riforma della Costituzione, i decreti Minniti-Orlando e che ha tenuto in piedi la legge Fornero.

Prima di continuare bisogna ancora sgomberare il campo da un altro equivoco:  sia chiaro, il PD non è di sinistra ma una riedizione progressista della DC (ecco perché non bisogna meravigliarsi del ritorno di Casini e altri).

PD e LeU sono, quindi, contigui e funzionali a se stessi, al centrosinistra e a quel processo di accelerazione socio-economico che sta trasformando radicalmente la società.

Un’accelerazione che si nutre della crisi finanziaria, della precarietà nel mondo del lavoro, del respingimento degli immigrati, del razzismo generalizzato, della legittimazione della destra fascista e dell’aumento dei dispositivo di controllo.

Questa  accelerazione si chiama “neoliberismo” ed è quel fenomeno che concentra il potere nelle mani di una minoranza di persone a totale svantaggio della maggioranza di esse.

A cosa serve tutta questa accelerazione? A spingere la società fuori dalla democrazia, attraccando direttamente la vita delle persone. Da un lato c’è un’offensiva oligarchica contro i diritti sociali ed economici; dall’altro la moltiplicazione dei dispositivi securitari contro i diritti civili e politici.

La cultura e la politica che sottende a tale accelerazione è quella che estende e impone la logica del capitale a tutte le relazioni sociali, fino a farne l’unica forma di vita possibile. In sostanza è un sistema che non tollera trasformazioni della società mentre si attrezza “giuridicamente” all’oligarchia, autodefinendosi, contemporaneamente e ironicamente, “democrazia”.

Ovviamente il neoliberismo non è ineluttabile, così come la sua accelerazione, ed è necessario che la maggioranza (il popolo) prenda coscienza di essere tale e abbandoni la logica minoritaria.

Questo presuppone una configurazione e una grammatica politica del comune, con cui afferrare più facilmente i meccanismi che alimentano il neoliberismo e che rafforzano quella superiorità del diritto privato sul pubblico, sul governo, sullo stato.

É necessario cambiare, la sinistra deve farlo e Potere al Popolo è l’unico soggetto nato con buone premesse per diventare una spinta storica all’unione e al cambiamento culturale e politico.

Può farlo perché deriva direttamente dai movimenti e dalle lotte sui territori, in assoluta discontinuità con un centrosinistra neoliberista. 

 

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