PRONTI (NONÈVERO) A FARCI PRENDERE PER FESSI UN’ALTRA VOLTA

Luciano Petrullo

Non sono d’accordo con tutti quelli che ritengono Renzi la causa della disfatta del PD.

Un Renzi, cioè un concentrato di spocchia, presunzione e cinismo, non nasce dal nulla, ma necessita del giusto humus, delle condizioni sociali e culturali ideali; insomma ci vogliono anni di preparazione per arrivare a produrre il prototipo del bullo di rione vestito da statista.

La disfatta del PD, quindi, ha cause remote, radici che provengono dal ’68 e paraggi.

Dagli anni della guerriglia, infatti, la sinistra ha fatto l’occhiolino al cachemire e corteggiato le barche a vela, si è sentita incline al sigaro, talvolta alla pipa, affascinata dal vino buono, ponendosi come modello un essere raffinatissimo, colto, dalle ampie vedute, tollerante, solidale, magnanimo, tiè, capace di sedersi su un gradino per bere una birra e gustarsi il mezzo toscano.

Poco alla volta ha abbandonato gli studi per cialtronare nelle filiere politiche, fino a perdere l’identità culturale, mantenendo, però, presunzione e alterigia.

Un Renzi non poteva nascere se non ci fossero stati personaggi come Franceschini ecc., personaggi tanto altezzosi nell’esercizio delle funzioni ministeriali, quanto accattoni nel servire il potente di turno, cioè quello in grado di lasciarli nei posti giusti.

Renzi nasce in un deserto di idee a sinistra, come Berlusconi nasce nel deserto delle idee di destra, frutto, entrambi, di carriere rabberciate con la furbizia e senza l’ausilio degli scrupoli.

Personaggi televisivi che poco hanno a che fare con la passione per le idee e l’angoscia dei dubbi, che invece costituiscono le doti dei veri grandi.

Questi sono o sono stati grandi solo a parole.

Ragion per cui, continuando nella catena biologica, niente di strano che a succedere a cotante mezze cartucce di statisti (i risultati generali sono lì a far prova) siano arrivati giovani senza arte né parte, cosiddetti populisti che, coi libri e la sofferenza che impone una solida cultura politica, hanno davvero poco da spartire.

Ma hanno promesso, e promesso tanto.

Arriverei a dire che i Salvini e i Di Maio sono prigionieri dell’immagine di serietà e competenza che hanno messo sui cartelli pubblicitari delle loro campagne elettorali.

Devono quindi ora recuperare il tempo negato alla coltivazione delle idee durante la notte e, per facilitarsi il compito, hanno assunto qualche esperto della politica di ieri, ritenendoli immuni da responsabilità per lo sfascio attuale in base a chissà quale algoritmo.

Non basterà la buona volontà, ci vorrà intelligenza, abnegazione, trasparenza, sincerità e umiltà; dovranno dimostrare di essere nati per quello, dovranno, in definitiva, fare il miracolo di ribaltare la peggiore italianità, trasformandola nell’italianità di domani, seria, disciplinata, onesta e allergica alle raccomandazioni, anche e soprattutto a quelle destinate a se stessa.

E se non ci riusciranno, ma cominceranno la strada descritta, vuol dire che guideranno la transazione verso un futuro migliore.

Diversamente, non dovessero essere all’altezza, saremmo di fronte all’ennesimo bluff, pronti, nonevèro, a farci prendere per fessi ancora una volta.

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