Prove tecniche di rivolta popolare

Prove tecniche di rivolta popolare

Tempi duri, tempi di sacrifici, tempi di aiuti, di attese, di mani tese, tempi di gente affamata.
Non tutti abbiamo fame delle stesse cose, c’è chi è solo affamato di potere ed è pronto a sfruttare chi è affamato di cibo.
Seguo le polemiche sulle dichiarazioni di Salvini relative agli stanziamenti per aiutare gli italiani in difficoltà e quelle conseguenti le prese di posizioni che, come tanti soldatini obbedienti, i vari esponenti della Lega meridionale stanno prendendo, compreso ahimè quella del mio Sindaco.
Osservo questo balletto di lanci, di analisi e polemiche e mi chiedo il perché di tutto questo, se è solo la banale, rozza declinazione dell’opposizione, di una classe politica di neanderthal e di opportunisti o se c’è qualcosa di più e di peggio.

E’ un momento di studio, mentre il paese resta in bilico sull’orlo di una tragedia ancora peggiore di quella che stiamo vivendo, le forze in campo si studiano, cercano di saggiare l’avversario in attesa di una occasione.

Nel frattempo l’emergenza crisi strappa i veli: l’inefficienza del modello regionale spinto, tanto amato dalla Lega e mai sufficientemente contrastato dalle altre forze politiche, è sotto gli occhi di tutti. La Sanità e l’istruzione, due capisaldi a tutela di importanti diritti costituzionali, soffrono sotto la minaccia di un nemico esterno che ci costringe a osservare i limiti di una falsa narrazione per la quale l’Europa delle due velocità e l’Italia delle due velocità rappresentavano una prospettiva auspicabile.

La crisi Covid19 evidenzia che il sistema sanitario italiano, smontato da decenni di una falsa narrazione efficentista, tanto egoista nella gestione delle risorse quanto miope rispetto ai rischi globali, soffre. Il modello sanitario leghista mostra tutti suoi limiti, la sanità privata è semplicemente non pervenuta, il sistema pubblico fa fronte ad un carico di lavoro straordinario e, oramai sempre più, fa affidamento sulla “solidarietà” della restante parte del paese.
La spaccatura del paese è dolorosamente, pericolosamente, evidente e comincia a far paura per le conseguenze immediate e future di questo svelamento.
Quello che sarebbe accaduto se il virus avesse colpito il sud è facile da prevedere, gli scenari sarebbero stati da guerra civile con i carri armati schierati a nord di Roma per impedire la risalita dei vandali meridionali nella civilissima e sanissima Padania. Col il contorno di coretti sui napoletani puzzolenti e colerosi.
Ma il destino a volte è beffardo e questa tragica situazione è partita da Nord.

In questi ultimi giorni, nella prospettiva che anche al sud il contagio cominci a mordere più fortemente, la rappresentazione della situazione meridionale sta iniziando, capziosamente, a virare verso una drammatizzazione.

Le immagini di due persone che protestano davanti ad un bancomat a Bari, diffuse come rappresentative dello scenario, la contemporanea divulgazione (ma guarda un po’ le coincidenze) di una velina dei servizi con l’allusione al rischio di sommosse, l’evocazione della mafia quale grande burattinaio di disordini al meridione, sono l’inizio di una campagna di disinformazione finalizzata a creare le premesse per giustificare, per questa parte del paese, l’uso di mezzi più spicci e di risultati di gran lunga più nefasti.
Magari sbaglio, magari è il sangue campano-lucano che ribolle, ma ho la sensazione che siamo solo all’inizio di una campagna utile a giustificare mezzi più spicci nella gestione dell’emergenza al sud, minore efficienza del sistema sanitario e a ribadire la condizione di minorità della società meridionale contrapponendo, ancora una volta, al nord operoso e artigiano, il sud dei “parcheggiatori abusivi” e dei “perenni lazzaroni” pronti ad assaltare supermercati agli ordini della malavita.
Non è un rigurgito di lamentosità neoborbonica, ma la rappresentazione di uno scenario possibile.

Il modello leghista e delle destre, che pur di conseguire il potere hanno tradito tutti gli storici caposaldi ideali di difesa dell’unità nazionale, è un fallimento. Ha devastato il tessuto del nostro Paese, ha ridotto con la sua miope visione pseudo-liberista le tutele costituzionali costruendo un paese sempre più diseguale, con la complicità di una sinistra incapace di proporre un modello alternativo, unitario, solidale, efficiente, capace di coniugare lo slogan “più diritti, più doveri”.

La nostra nazione è segnata da forti disuguaglianze tra le classi sociali, con quelle più svantaggiate sempre meno tutelate, e tra il nord e il sud del paese, con un sud scientificamente depauperato di risorse umane, primarie, produttive, inefficiente.
Gli italiani prestissimo pagheranno salato l’aver ceduto alla logica delle gabbie cedendo agli egoismi di una parte del paese, tanto operosa quanto inadatta a governare l’Italia, incapace com’è di guardare allo sviluppo dell’intera nazione, legata ad una logica che considera il meridione d’Italia come un mercato da inondare di prodotti piuttosto che come un volano da sviluppare.
Verranno brutti giorni, spero di sbagliarmi, spero che quello che mi passa per la testa sia solo un brutto sogno, ma temo che, così come appare sempre più probabile il naufragio dell’Europa per gli egoismi germanici, la stessa solidità nazionale italiana potrebbe trovarsi a rischio.
Pensateci, quello che è accaduto in Europa è esattamente quello che è accaduto in Italia, le parti più ricche e sviluppate si sono ritirate, hanno rivendicato più diritti, più privilegi, hanno rinunciato a sviluppare le parti più in affanno, le hanno relegate a terreno di conquista economica, come ha fatto la Germania con la Grecia e vorrebbe fare con l’Italia, oppure le hanno relegate ad una condizione di minorità, inutile da sviluppare se non come serbatoio di cervelli e mercato da inondare con le merci.
Questa tendenza si è andata consolidando, ci si è disimpegnati dal sud abbandonando ogni tentativo di ridurre la forchetta dello sviluppo tra parti diverse del paese, gli investimenti in quota capitale su infrastrutture, istruzione, sanità nel meridione sono una parte ampiamente minoritaria di quelle che l’Italia destina allo sviluppo della nazione.

In tutto questo sta per colpire come un maglio potentissimo il virus Covid19.

Le bugie, le chiacchiere, le rappresentazioni anomale, i pannicelli caldi con cui si è cercato di tenere buono un sud sempre più cencioso, sempre meno capace di fare da solo, dovranno confrontarsi con l’unico spettro definitivo a cui non si possono opporre favole: la morte.
Ciò che non è riuscito alla dotatissima Lombardia non potrà certamente riuscire alla Campania, alla Basilicata, alla Calabria, alla Sicilia, alla Puglia ed ecco che adesso il meridione d’Italia inizia far paura.
Fa paura. Fa paura lo svelamento che i diritti costituzionali non sono uguali in tutto il paese, lo svelamento di una verità semplice: la vita di un lombardo vale molto di più di quella di un siciliano.
Quando i morti monteranno, qualcuno comincerà a chiedersi, perché la dotazione di apparecchiature mediche, di infrastrutture sanitarie non è ugualmente distribuita in Italia.

Non fate i filosofi, lasciate stare politicandia e guardate i vostri figli o i vostri genitori, guardateli bene in viso, vi sembra che valgano meno di un loro coetaneo lombardo? Dovesse succedergli qualcosa come vi sentirete?

Quanto ci metteranno le masse popolari a capire l’inganno e a decidere di muoversi? E’ possibile che ci mettano assai poco ed ecco che è iniziata la disinformazione di cui sopra, i lazzari meridionali fanno paura, sono straccioni e gridano, spaccano le porte dei supermercati, minacciano spese proletarie. Già così, per la varia sub umanità che da’ testimonianza di sé nei raduni della Lega, ci sarebbero ottime ragioni per giustificare le “misure draconiane” se poi ci si mette dietro anche lo spettro della mafia ecco confezionato il perfetto casus belli per giustificare qualsiasi angheria per “salvarci” dal virus.
Occorre istigare, aizzare, innescare le micce ed ecco che il collaudato sistema disinformativo della Lega si rimette in moto, le veline arrivano dalla Lombardia e i Sindaci meridionali da bravi sudditi obbediscono divulgandole.
Manutengoli, fiancheggiatori, aderenti, della Lega si attivano al sud a propagare il verbo, a disunire, a spezzare, ad aizzare nella speranza di poter dare ai loro padroni lombardi esattamente ciò che si attendono. Un Sud in fiamme, su cui regnare come il demonio su un trono di sangue.

Uno scenario troppo a tinte fosche? Forse si.

Ma il mestiere di chi riflette sulle situazioni è illuminare le vie buie, i vicoli pericolosi mettendo in guardia. E’ finito il tempo dei giochi in Italia e in Europa, finita che sarà questa emergenza ci saranno conti da fare, debiti da saldare, colpe da punire.

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