QUANTO CI MANCA LA POLITICA DELLA PRIMA REPUBBLICA

Rossano Cervellera

Chi siete? Fatevi riconoscere. Un tempo c’erano simboli chiari, graficamente straordinari: falce e martello, scudo crociato, fiamma tricolore, edera, rosa nel pugno, garofano, sole nascente, tricolore liberale. Chi si candidava dichiarava di essere comunista, democristiano, socialista, missino, liberale, radicale.

E oggi? Vacci a capire qualcosa. Alcuni si presentano con le stelle sul pedigree come gli alberghi. Altri si fanno chiamare democratici (per gli amici dem) e chiamano gli altri populisti (per gli amici pop) parola che vorrebbe indicare una categoria politica insignificante.

Poi ci sono gli ex dem che hanno scelto un nome e un simbolo che, sembrano usciti dallo spot di uno shampoo (liberi dalla forfora, uguali nella chioma, il Grasso è solo un’idea) e dall’altro lato c’è chi fa disegnare un logo come un tirassegno: dentro ci sono settant’anni di storia politica della destra (Msi-An) schiacciati sotto il nome di peso (Meloni) della leader.

E che dire del fiorire dei simboli petalosi, dei più e dei meno che si sprecano (Europa, Sud, Nord) dei “noi con” e “noi per”, di popoli della famiglia e di popoli al potere, di case intitolate a poeti-economisti (Pound). Nomi senza simbolo come volti senza faccia.

In questo delirio di grafiche mediocri si scorgono i simboli storici e post moderni: lo scudo crociato con sfondo di vele spiegate che da anni non prendono vento; l’Alberto da Giussano che dal Nord è arrivato al Sud e guarda minaccioso alla Libia.

Infine il più classico dei classici, da 25 anni emblema dell’uomo della provvidenza. Il logo sembra quello di una benzina. Il nome, l’urlo di una curva calcistica. Per fortuna ci sono gli ultimi mohicani di Vota Comunista: viva la chiarezza.

Ma chi siete, cosa volete, dove andate e soprattutto quanti siete? Lo si vedrà tra qualche giorno. Intanto pagate un fiorino e girovagate pure. Non più nelle piazze, ma nei cinema e negli alberghi, al calduccio, dove ci sono amici e parenti stretti, mentre il resto del mondo è fuori a cercare di capire, a sbraitare e per la prima volta, forse, ad avere nostalgia della politica e persino dei partiti.

Tanti anni passati a demonizzarli questi mostri mangiasoldi, e poi ti accorgi che quando c’erano, e non si erano ancora sbracati, sommersi dall’avidità, dalle sovvenzioni estere (Usa-Urss) e dalle italotangenti, funzionavano e facevano funzionare il Paese.

Selezionavano classi dirigenti, proponevano dibattiti, elaboravano programmi. Si discuteva di futuro, di contingenza, di scala mobile, di contratti. Oggi, al tempo delle elezioni antipolitiche, il massimo del confronto avviene su una ventina di intelligentoni che taroccano bonifici.

Si organizzano manifestazioni contro il fascismo come se fossero tornati i tempi di Togliatti ma nessuno osa mobilitarsi contro la disoccupazione e la precarietà del lavoro. Si parla di rivoluzione reaganiana con trent’anni di ritardo, di abolire i vitalizi e di tagliare gli stipendi della politica, inneggiando a Rousseau e a Robespierre contro i giurati della pallacorda. Ghigliottina per tutti.

Chi siete, cosa volete? Togliete la maschera e fate vedere come e di cosa siete fatti. Diteci che Italia vedete tra venti anni. Ne siete capaci?

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