…SALUTARE

Pensieri e azioni irriverenti e molto poco serie di due “amirelle” (ndr amichesorelle)

 

Questi pensieri sono dedicati con estrema gratitudine e stupore a messer Giovanni della Casa autore del “Trattato di messer Giovanni della Casa, nel quale sotto la persona d’un vecchio idiota ammaestrante un suo giovanetto, si ragiona de modi, che si debbono o tenere, o schifare nella comune conversatione, cognominato Galatheo overo de costumi”  per gli amici il Galateo

Nientedimeno!

E sì.

Secondo Wikipedia  “il messere”  si ritirò nell’abbazia di Sant’Eustachio presso Nervesa, nel trevigiano, tra il 1551 e il 1555 per scriverlo, aveva bisogno di concentrazione soprattutto quando ragionava sui modi da schifare, ne siamo certe.

Il trattato fu poi pubblicato postumo nel 1558 e quindi “il messere” non potè godere degli onori derivanti da tale opera che però è giunta fino a noi modificata, trasformata, evoluta ma soprattutto trafiggendo le gonadi ad intere generazioni che per tendere alla formale perfezione dei modi hanno dovuto tenere a mente e praticare assurdità astruse e meravigliosamente inutili: a dirsi il lusso più estremo.

Il “Trattato di messer Giovanni della Casa, nel quale sotto la persona d’un vecchio idiota ammaestrante un suo giovanetto, si ragiona de modi, che si debbono o tenere, o schifare nella comune conversatione, cognominato Galatheo overo de costumi” ,  per gli amici il Galateo, è estremamente rigido quanto ai rituali di accesso, per gli amici i saluti.

Ci sono le buone maniere della stretta di mano, il saluto da seduti, il saluto per strada differenziato se ci si ferma o meno, il saluto al lavoro, il saluto al ristorante, il saluto nei luoghi pubblici, il saluto estremo (ma il paradiso può attendere come dicevamo la scorsa settimana nda nota delle amirelle) e un saluto particolare…il baciamano, per gli amici baciamano.  

Ricordiamo inoltre con devozione Balzac e Coco Chanel maestri di bellezza ed eleganza che non avevano certo bisogno di sapere cosa fosse da schifare e cosa invece no.

E dunque.

Qualcuno, tempo fa, diceva che “l’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare” e, se non ricordiamo male, sembra che non si riferisse al solo modo di vestire.

Balzac, ancora prima, nel suo trattato sull’eleganza, probabilmente più generalista, richiamava ad un concetto, tra i tanti, in cui “il principio della vita elegante è un alto pensiero d’ordine e d’armonia, destinato a trasmettere poesia alle cose“.

Noi, indegne scrivane di roba irriverente, pur essendo appassionate e attente osservatrici di nuove tendenze, vorremmo dedicarci, in questa nostra, ad una modalità più squisitamente behavioristica rappresentata dal congedo definitivo ma non con dimensione trascendente, anche se in questo tipo di saluto trascendere spesso può essere una conseguenza

Nella fattispecie, trattasi di come invitare qualcuno ad andarsene o come accomiatarsi intimandolo a se stessi. Allora perché richiamare all’eleganza e ai ? Semplicemente perchè è d’uopo, in queste occasioni, farsi ricordare più che esordire in una performance che non lascia traccia, sebbene interpretata magistralmente.

Chi ricorderà un perfetto lancio di bicchieri di Baccarat, circa 24 come da lista nuziale, custoditi in bella mostra nella credenza di famiglia per infrangerli meglio di Guglielmo Tell verso l’amato coniuge sorpreso in atteggiamenti tendenziosi con la colf? Ma solo lei, cioè la collaboratrice domestica, che ob torto collo pur costretta a raccogliere i cocci, dei bicchieri ovviamente e del vostro matrimonio, ne ricorderà il solo fragore del tiro al piattello.

Invece, un adeguato discorso di commiato lascerebbe ai posteri, figli, cani e porcellino d’ india una best practice di tutto rispetto. Premettiamo che la formula di base è quella vincente sempre e da sempre. Si tratta d’intervenire con le opportune varianti per non risultare fuori luogo o appena inopportune. Quindi, se non lo sapevate, a parte il diamante sempre apprezzato, per sempre è pure il BAFA – da de beer a du bir è n’attimo eh? (sottotitolato VAFFA per il centro-nord Italia e isole), in varie nuances di colore, forma e tonalità. Un evergreen apprezzato da Canel come da Dolce e Gabbato, nonchè declinato nelle luxury collections.

In genere, nonostante la produzione scientifica in materia si sia specializzata e raffinata quindi arricchita di attributi ed apposizioni di tutto rispetto, è sempre utile terminare con bafa netto e scandito. Questo perchè se il prologo può generare false speranze con “premesso che” di tono assolutorio in molte occasioni, l’epilogo fuga qualsiasi dubbio e quindi, Bafa sia ovunque ci si trovi e chiunque sia l’interlocutore. Siamo certe che il ricordo non sarà mai sopito, anche a distanza di tempo e come diceva Cesare Pavese “non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi”.

Enjoy!

 

Tante care cose dalle Sòreche (ndr sorelle amiche)

 

 

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