SAN GERARDO, I TURCHI E IL BASENTO: UNA SFILATA DA ARRICCHIRE

Enzo Fierro

Io amo visceralmente questa città! Sono un appassionato della sua storia, dei suoi costumi, del suo centro storico, del suo fascino appenninico che nulla ha da invidiare ad altre rinomate capitali.

Mi piacciono vieppiù le tradizioni, tanto che da quando sono nato, eccezion fatta per i primi 3 anni di vita, (così mi racconta mio padre che mi teneva in braccio) non ho mai mancato di far parte di quelle migliaia di concittadini che assistono assiepati ai bordi delle strade e delle vie cittadine alla Sfilata dei Turchi, la tradizionale parata in onore del Santo Patrono Gerardo.

Quest’anno dopo ben quarantacinque sfilate di seguito, sarà per l’incedere del tempo o forse perché semplicemente in preda ad una crisi metereopatica (è caduta la pioggia per qualche minuto), alla fine della Sfilata sono stato pervaso da un senso di noia, di pesante insoddisfazione che mi scuseranno i lettori se rendo pubblico.

Tolto il moto di commozione provato al passaggio della barca con quello splendido San Gerardo bambino e del tempietto , il resto è stato ben presto derubricato a routinaria passerella di figuranti e comparse che, spesso con volti fin troppo seriosi, hanno accelerato il processo di archiviazione di questa sfilata, proprio come se non ci fosse mai stata.

Un’ edizione ordinaria, persa nel nulla, ingerita dal vortice della monotonia, che nemmeno bandiere svolazzanti e milioni di rullate di  tamburi sono riuscite a riempire di senso.

Ovviamente non critico nessuno, mettere in piedi una Sfilata é sempre una cosa impegnativa e ardua ma, forse, è arrivato il momento di osare un pochino di più, di domandarsi se possiamo fare qualcosa per rinverdire un avvenimento importante per la città, magari arricchendo le giornate di festa con ulteriori eventi  e rappresentazioni.

Proviamo a fare della Sfilata un’occasione maggiormente attrattiva per turisti di fuori città e regione, per rilanciare Potenza tout court. In realtà, conservo il desiderio di vedere per il 2019,  in occasione del IX centenario della morte del Santo Patrono una festa memorabile che, insieme ad altri iniziative culturali di spessore nel nome di Gerardo Della Porta, possano lasciare il segno e inaugurare una nuova stagione  nelle celebrazioni del Santo piacentino accrescendo quel senso identitario e di appartenenza ad una comunità .

 D’altronde, nessuno deve avere il timore di proporre elementi innovativi o se vogliamo dal carattere “straordinario”  nella festa dedicata al Santo Patrono che, non dobbiamo mai dimenticarlo, gode del suo carattere unico proprio perché la sua origine si perde nelle nebbie del tempo, non avendo a fondamento nessun riferimento certo.

Forse sono esigente o semplicemente un visionario, ma tentare quello scatto di reni che possa tenere dentro l’immaginazione, la creatività  e la partecipazione di una città intera ad un avvenimento con le sue associazioni, le organizzazioni sociali e gli enti del territorio, non la vedo affatto come un affronto alla storia.

Quella stessa storia che oramai ci consegna da anni una Sfilata o Parata, come dir si voglia, che non è mai andata oltre l’inserimento nell’itinerario, di qualche elemento scenico o rappresentativo frutto di una lettura da parte degli organizzatori che si sono avvicendati nei lavori.

Sta di fatto che l’apparizione di San Gerardo che respinge i Saraceni sul Basento, la Battaglia di Lepanto tra cristiani e musulmani,  il miracolo dell’acqua tramutata in vino, l’allegoria della Barca, la finta battaglia sulle sponde del fiume sono e restano episodi acquisiti e dibattuti nella cultura popolare e costituiscono ormai parte essenziale dell’architettura della Sfilata.

Sta di fatto che buona parte di queste narrazioni però ci trasportano inevitabilmente in un altro spazio/luogo il quale, ora più che mai, è a nostra disposizione: il parco fluviale del Basento. In questa meravigliosa area possiamo adesso provare a completare il senso stesso della Sfilata annullando le dicotomie centro-periferia, fuoco-acqua, cristiano-musulmano, leggenda-storia.

Abbiamo tutte le potenzialità per squadernare e declinare queste nuove assonanze avendo a disposizione un ulteriore e nuovo quadro di rappresentazioni, uno scenario dalla forte vocazione ambientale e culturale.

Il Parco del Basento può diventare, insieme al tradizionale percorso che termina nel centro storico, il secondo set naturalistico in cui mettere in scena con compagnie del posto e associazioni di città, raffigurazioni di natura teatrale e arte performativa con evidente richiamo agli episodi sopra richiamati. Il tutto ad integrazione di una festa cittadina che, come tutte le cose sottoposte all’incedere del tempo, trarrebbe beneficio e nuova linfa dalle trasformazioni e dai cambiamenti.

  1. Condivido in parte.
    La gente dovrebbe sapere tutto il lavoro che c’è dietro e le coreografie le proviamo per settimane.
    Io farei più un plauso alle associazioni, anche perché non si può combattere o inscenare qualcosa ad ogni metro del percorso.
    Mettetevi nelle piazze o alle curve e vedete che non é un banale sfilare di VOLONTARI.
    Ci sono stati almeno dieci eventi prima della parata in cui la gente ha preso ferie per fare: scorta al tempietto, al comune, alla principessa Porzia, benedizione di abiti, stendardi davanti ai turisti, spettacoli nelle scuole.
    Le associazioni sono VIVE!!!
    Ringrazio comunque chi come lei suggerisce, propone e richiama all’attenzione angoli e posti sottovalutati della cittá.

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