SE DANTE AVESSE USATO LE EMOJI

Giovanni Calia

Non si sa se è un errore di battitura o è la prima di quelle che oggi conosciamo come Emoji, ma nella trascrizione del discorso di Abraham Lincoln, datata 1862, si trova un occhiolino “;)”.

 

Che sia voluto o no, a distanza di 370 anni, questo modo di comunicare sta prendendo sempre più piede, soprattutto tra le generazioni più giovani. La comunicazioneasincrona utilizzata nei nostri scambi quotidiani su WhatsApp e sui Social, ne è piena. Lo scopo? Ridurre quanto più possibile lo spazio della propria comunicazione lasciando intendere quanto più possibile al destinatario.

All’inizio del secolo scorso, Roman Jakobson, padre dello Strutturalismo e “avviatore” della teoria della comunicazione linguistica, individuò, tra le altre cose, le sei funzioni della comunicazione: quella emotiva, fatica, poetica, metalinguistica, referenziale e conativa.

Le Emoji, lavorano sulla funzione emotiva, quella cioè che si attiva quando il messaggio è incentrato sul mittente, sui suoi stati d’animo, atteggiamenti o volontà, ma lasciano da parte tutte le altre, impoverendo il significato di quello che vogliamo trasmettere e lasciando spazio ad incomprensioni.

Se però si analizzasse il contesto in cui viviamo in una scala temporale più ampia, noteremmo come le nostre comunicazioni stanno diventando sempre più frammentate, ridotte, sintetiche e sintetizzabili attraverso nuovi linguaggi. Le Emoji, sono uno di questi. Forse il più potente.

Ci si pone però delle domande, soprattutto alla luce del triste primato che vanta il nostro Paese.

Quest’anno, infatti, il sole24ore ha pubblicato la classifica dei Paesi con più analfabeti funzionali, quelle persone cioè che sanno leggere e scrivere ma che non riescono a sviluppare un pensiero critico e hanno difficoltà a comprendere testi semplici, come ad esempio le istruzioni di montaggio di un oggetto da poco acquistato. L’Italia è al quarto posto della classifica mondiale con il 28% della popolazione dopo l’Indonesia con il 69% della popolazione, il Cile con il 53% e la Turchia con il 47%.

La semplificazione estrema della comunicazione e i tagli degli investimenti in cultura e istruzione stanno creando, lentamente ed inesorabilmente, una popolazione sempre più incapace di capire il mondo che la circonda. E questo vale per delle istruzioni di montaggio, ma anche per un articolo di giornale.

Il rischio è evidente: se non si ha la capacità di leggere il mondo che ci circonda, come si fanno a prendere decisioni su scelte che riguardano il proprio futuro e quello dei propri figli?

Cosa c’entrano le Emoji in tutto questo? Beh, quello strumento divertente e apparentemente innocuo, sta producendo lo stesso effetto sulla nostra capacità di esprimere le nostre emozioni, riducendo drammaticamente la nostra intelligenza emotiva, la capacità cioè di riconoscere le emozioni proprie e quelle degli altri, dare loro un nome, utilizzarle e gestirle consapevolmente.

Perché doversi impegnare nel descrivere e argomentare un disappunto quando basta scegliere una faccina che ci semplifica la vita?

Secondo Facebook, oltretutto, la gamma delle emozioni umane, si possono racchiudere nelle seguenti 6 categorie. 

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Basta questo secondo voi a definire chi siamo, cosa proviamo, cosa pensiamo?

Eppure pare che l’incredibile complessità attorno al linguaggio e alla psiche umana stia assottigliandosi, semplificandosi, rendendoci emotivamente più stupidi. Rendendoci incapaci di trasferire a parole quello che sentiamo dentro.

Per questo, la potenza di una dichiarazione d’amore viene spesso banalizzata con un semplice 🧡 o con un 🥰.

Per quel che mi riguarda, ogni volta che vedo uno di quei cuori, mi vado a leggere una poesia. È il mio modo per compensare questa semplificazione e per ricordarmi che come esseri umani siamo in grado di fare molto di più.

Ne ho una discreta raccolta, ma la più bella è quella di Dante, “Vita Nova“: una raccolta testi tutto dedicato all’amore verso la sua Beatrice. 

Ecco, se siete arrivati in fondo a questo articolo, vi siete meritati un regalo. Provate a trasformare quel banale 🧡 in qualcosa di superbo attraverso questi pochi versi di quell’opera: forse i più belli. Farà bene a voi e a chi vi sta accanto. E farà di certo bene alla memoria di tutti quegli artisti che hanno provato a descrivere i loro sentimenti con qualcosa di più di una banale icona

Se doveste quindi dichiararvi a qualcuno, cosa scegliereste? Questo? 🧡

O questo? 

 

Ne li occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch’ella mira;
ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core,

sì che, bassando il viso, tutto smore,
e d’ogni suo difetto allor sospira:
fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
Aiutatemi, donne, farle onore.

Ogne dolcezza, ogne pensero umile
nasce nel core a chi parlar la sente,
ond’è laudato chi prima la vide.

Quel ch’ella par quando un poco sorride,
non si pò dicer né tenere a mente,
sì è novo miracolo e gentile.

 

A voi l’ardua sentenza.

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