Se il presente è Coronavirus, cosa sarà il futuro?

Se il presente è Coronavirus, cosa sarà il futuro?

“Voci dalla quarantena. La vita degli italiani durante il Coronavirus” è una ricerca che è venuta dal cuore. Di quattro ricercatori (Alex Buriani, Mauro Manicardi, Alice Melpignano e io, ospitati dalla piattaforma Neosvoc [https://www.neosvoc.com/]) che, chiusi in casa come tutti, hanno fatto quello che fanno meglio: porsi domande. Volevamo capire cosa stesse succedendo all’Italia e agli italiani durante il lockdown. Abbiamo raccolto dati attraverso una prima fase di interviste in profondità, un questionario online e dei diari. Ora li stiamo analizzando procedendo per temi. Questo è il primo.

Gli italiani (il 91,4% di essi) sono preoccupati per il Coronavirus. I più preoccupati però sono al sud e nelle isole, dove si dichiara “seriamente preoccupato” il 51,5% degli intervistati. Singolare, visto che a nord-est questa percentuale è del 36,6% e nel nord-ovest del 45%. Come mai la zona meno colpita del Paese è più preoccupata di quelle più provate?

Possiamo ipotizzare diverse cause, la prima delle quali è la percezione della tenuta delle strutture sanitarie: qui il problema non è solo ammalarsi, ma proprio essere curati. Cosa che al sud si vive come un problema non proprio banale (non lo è neanche nell’eccellente Lombardia, ma questo emergerà dopo). C’è anche il fatto di essere arrivati al lockdown più tardi. Mentre Lombardia, Emilia Romagna e Veneto erano chiusi, il sud viveva altre cose: le evasioni dei fuori sede, l’informazione istituzionale (TG, giornali, Governo, Protezione Civile) e il film horror che dipinge.

Fattori che si sommano. Ci sono le testimonianze dirette: l’amico medico, il conoscente infermiere, che rendono tutto tangibile, tragicamente vicino. È l’essere chiusi in casa, e allora la casa diventa sinonimo di sicurezza e a fare paura è tutto quello che c’è fuori. C’è il fuori, appunto, con i runner (solo per fare un esempio) e i delatori: le due facce del Male. Paura sono la politica e la scienza che non danno risposte, direzioni. Ed eccola, la mappa della paura, di tutte le paure, che confluiscono in una sola grande angoscia.

Dietro la paura, però, c’è una grande speranza: ottenere da questa tragedia un vantaggio per il futuro. Voglia di ripresa, di ricostruzione. Quasi che il Paese ne avesse bisogno, di una pausa, per ripensarsi, mettere in campo soluzioni nuove, risolvere problemi che c’erano anche prima. E infatti sono in tanti, il 44,7% (il 43,5% per Sud e Isole), a pensare che se verranno fatte le scelte giuste l’Italia potrà diventare migliore di prima. Solo l’8% (5,4% Sud e Isole) degli intervistati è veramente pessimista e crede che non ce la faremo a risollevarci.

Quanto al settore da cui ricominciare, Sud e Isole vedono come trainante il turismo. Il che è del tutto controintuitivo, salvo che questo, insieme all’agricoltura, sono i settori principali su cui si basa l’economia di queste zone. Che è come dire che si fa(rà) con quello che si ha.

Settori trainanti

L’analisi completa e l’infografica che la illustra si trovano qui: https://www.neosvoc.com/blog/voci-dalla-quarantena-la-vita-degli-italiani-durante-il-coronavirus.

Il prossimo tema sarà quello degli stati d’animo e degli umori.

Come dire “italiani, come state?”.

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