SE NON SAPETE CHI E’ ADRIANO PANATTA, NUN POTETE CAPI’

Ida Leone

E’ dura perdere?”

E’ meglio vincere”

Il 9 luglio 2020 Adriano Panatta ha compiuto 70 anni.

Se non sapete chi è Adriano Panatta, somigliate al protagonista del film La Profezia dell’Armadillo, nella quale lo stesso Panatta recita in un memorabile cameo di 2 minuti scarsi che vi consiglio di vedere (https://www.youtube.com/watch?v=KX5-a4LGC5U) e quindi “nun potete capi’”.

Se non sapete chi è Adriano Panatta, vuol dire che siete non solo molto giovani ma anche un po’ disattenti, perché Adriano Panatta è stato l’unico tennista italiano a raggiungere alcuni memorabili traguardi professionali. Nel 1976 ha trionfato in singolare agli Internazionali d’Italia e al Roland Garros, unico tennista italiano della storia ad aver centrato l’accoppiata nella stessa stagione e ad aver conquistato una prova del Grande Slam nell’era Open. Nello stesso anno contribuì inoltre all’unica, storica, vittoria della Coppa Davis da parte della nazionale italiana. Con il 4º posto raggiunto nell’agosto del 1976, vanta la miglior classifica ATP mai raggiunta da un tennista italiano dall’introduzione del sistema di calcolo computerizzato.

Se non sapete chi è Adriano Panatta, vi siete dunque persi non solo molti anni di ottimo tennis di caratura mondiale, e intense doti di allenatore e motivatore, ma anche l’intelligenza, la tagliente ironia, lo sguardo lucido e il buon senso di un protagonista della vita civile, non solo sportiva, del nostro paese.

Io mi sono perdutamente innamorata di Adriano Panatta nel 1976, durante quella finale in Cile, quando vincemmo la Coppa Davis.

Avevo 10 anni e ho un ricordo precisissimo di me e mia sorella, sedute al tavolo del soggiorno della casa dei miei nonni a Napoli che guardiamo una grossa tv in bianco e nero nella quale delle persone giocano a tennis. Ho un ricordo precisissimo del chiodo che feci a mio padre – era stato sicuramente lui, sportivo nel senso proprio del termine, ad accendere la tv – per capire i misteri del punteggio, e perché da 15 si passava a 30 ma poi da 30 si passava a 40 e non a 45 (perché, papi? perché?), mentre fu mio padre a spiegarci l’importanza della posta in gioco. Ricordo distintamente che ci vollero alcuni giorni perché la fortissima emozione di quella vittoria si stemperasse in una gioia generica per poi passare nel novero delle belle esperienze infantili.

Quello che non sapevo allora è che quella partecipazione fu preceduta da violente polemiche: doveva o non doveva la nazionale italiana andare a giocare in Cile, che solo 3 anni prima aveva subito un colpo di stato e adesso era di fatto governata da un dittatore? Alla fine vince il partito del sì (purché, vincessero, pensarono tutti, anche se non potevano dirlo) e Panatta, per non darla completamente vinta al regime di Pinochet, per il quale che la finale si giocasse era una sorta di riconoscimento internazionale, decise che gli italiani, nella sfida decisiva del doppio, sarebbero scesi in campo indossando magliette rosse. A sfregio. E così fecero, con un giovanile sprezzo del pericolo.

Se non sapete chi è Adriano Panatta, allora, guardatevi il bellissimo documentario di Mimmo Calopresti, “La maglietta rossa”.
https://www.facebook.com/watch/?v=560375250819414

E poi ne riparliamo, pivelli 😊

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