Segni sul consueto orizzonte

Segni sul consueto orizzonte

di Lorenza Colicigno


Che bello leggere Lorenza, il suo scritto è fluido, elegante, si fa seguire.
Ci regala questo suo scritto breve che noi accogliamo con gioia considerandolo di buon augurio per la nostra rubrica.
E sono proprio contento di presentarlo io perché, pochi lo sanno, è a Lorenza che io devo la prima uscita pubblica di un mio scritto.
E’ passato qualche anno ma è grazie ad una sua rubrica che ho trovato la voglia di tirar fuori dal cassetto un mio scritto e metterlo sotto gli occhi degli altri. Questa rubrica, dopotutto, è anche essa un invito alla scrittura.
Grazie Lorenza.
Giampiero D’Ecclesiis

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Segni sul consueto orizzonte
di Lorenza Colicigno

Illustrazione di Veronica Menchise

Un balcone che si affaccia sull’Appennino, una panca, la panca delle meditazioni, un cellulare per immortalare … cosa? Il solito paesaggio, direte, eh sì, il solito paesaggio … ma …

È proprio nella presunta immobilità del panorama consueto che s’impara a cogliere l’importanza del particolare, io, scrutandolo ogni giorno in cerca di nuovi segni, ho acquistato la consapevolezza del suo straordinario dinamismo.

Nel grande scenario, infatti, che abbraccia gli Alburni a ovest, mentre a sud, su cui punta prevalentemente il mio sguardo, vede innalzarsi le due cime gemelle del Pierfaone e di Rifreddo, con al centro o quasi l’abitato di Pignola, per spingersi a nord-est verso la campagna peri-urbana, straordinario protagonista è il cielo che sovrasta la città e il suo orizzonte montano, la sua mutabilità di giorno è facilmente immaginabile, ma la sua vera, pura identità la svela nelle ore serali e notturne, quando mi affaccio per ricevere la buonanotte e mi abbaglia il fulgore della luna e il brillio delle stelle. Un cielo che il mio desiderio contende alle nuvole e alle luci urbane, per fortuna abbastanza discrete, in questa terra ancora periferica al mondo contemporaneo e ai suoi effetti più devastanti.

Con lo sguardo su questo scenario diurno e notturno di case e boschi, orti e giardini, fabbricati industriali, artigianali e commerciali che, mimetizzati tra la vegetazione, segnano il percorso del Basento, di antenne e pale eoliche (ahimé), in questi giorni di solitudine e silenzio, in cui davvero tutto sembra avvolto in un’immobilità, irreale e tragica, imposta dalla pandemia da covid-19, ho ripercorso le emozioni di scoperte fatte in giorni lontani e rimaste come istantanee fissate per sempre nella mia retina e di lì passate alla memoria del mio cellulare.

Proprio sul filo dell’orizzonte il sole, in un giorno di luglio, mi disegnò all’improvviso la sagoma di un uomo intento ad arare. Tanto piccola quando definita, la sua figura mi accorciò a un minimo tratto le distanze, mi scoprii ad augurargli buon lavoro, poi, nel suo procedere, un albero gli proiettò un cono d’ombra e sparì.

Una mattina, svegliandomi, mentre ancora in cielo si attardavano le stelle, erano le cinque di un gennaio insolitamente freddo e la neve aveva ricoperto già la sera prima il tetto del parcheggio in costruzione sotto casa, mi sorprese, devo dire con una strana emozione, un nome, disegnato da orme regolari, precise: Rocco. L’ho immaginato quel Rocco, intento nel gelo notturno a disegnare il suo nome, l’ho inteso come un saluto, come un dono riservato alla prima persona che si fosse affacciata su quell’abisso condominiale. Ho colto, in quelle orme lasciate forse da un operaio del cantiere, il suo bisogno d’esserci, di dirsi presente nel mondo con quei passi ordinati che pian piano formavano il suo nome.

Come l’aratore sulla collina di fronte, Rocco è svanito nel nulla di altri tempi e di altri spazi, per rimanere vivo e presente solo nella mia galleria fotografica.

Anche stamattina ho cercato qualche segno di vita in questo paesaggio tanto usuale quanto capace di stupirmi. Nulla. Nessuno. Nulla.

A un tratto, ecco, una donna appoggiata a un bastone, con mascherina e guanti, è apparsa su viale Dante. Lenta, con passo malfermo, mi è sembrata sperduta. Un essere indifeso in un mondo nemico, pericoloso, letale. Ho provato un senso di paura, per lei, per me, per noi tutti. Ha proseguito per un tratto, poi si è fermata e si è guardata intorno più volte, ho percepito in lei la mia stessa sensazione di solitudine, di isolamento. Nel suo giro periscopico la donna col bastone ha incrociato la mia presenza, in quell’attimo ha avuto come un fremito, ha alzato il bastone per salutarmi. Entrambe per un istante con il batticuore abbiamo scoperto d’essere presenze reali in un mondo svuotatosi di uomini e di donne per riempirsi di fantasmi. Il nostro saluto non è durato che un attimo, poi ciascuna di noi ha proseguito il suo cammino, lei, lenta, per il deserto urbano, io persa a indagare l’orizzonte.

Questo giorno, ed è per questo che ve ne parlo, io me lo sono segnato tra quelli notabili nel mio diario da balcone. E ci resterà per sempre.

Lorenza Colicigno Laraia
Nata a Pesaro nel 1943, vive dal 1948 a Potenza. Dopo alcuni anni di attività nelle sedi Rai di Potenza e Roma, laureatasi in Lettere Classiche ha insegnato per trent’anni Lingua e Letteratura Italiana e Latina nel Liceo Classico “Q. Orazio Flacco” di Potenza. Svolge oggi l’attività di giornalista, collaborando con La Gazzetta del Mezzogiorno. Ha pubblicato tre sillogi liriche: “Quaestio de Silentio” (Il Salice, Potenza 1992), “Canzone lunga e terribile” per Isabella Morra (Nemapress, Alghero 2004), “Matrie” (Aletti, Roma 2017). In corso di pubblicazione “Cotidie”.E’ autrice di saggi letterari, tra cui “Pirandello tra fiction e realtà” (in AA.VV, Letture di finzioni, Il Salice, Potenza 1993), “Percorsi di poesia femminile in Basilicata” (in Poeti e scrittori lucani contemporanei, Potenza, 1995), “Il ruolo delle donne-intellettuali nelle società antiche” (in Leukanikà, XVI, 1-2, 2016). Suoi testi poetici e interventi critici sono pubblicati in diverse riviste e antologie. Appassionata dei dialetti e delle tradizioni lucane, è co-autrice del testo “Non per nostalgia – Etnotesti e canti popolari di Picerno” (Ermes, Potenza 1997). Sintesi delle sue lezioni come docente di scrittura creativa sono state pubblicate in volumi curati dalle Istituzioni culturali per le quali ha svolto quest’attività (Scuole, Biblioteche, Archivi di Stato). 
Corrispondente de La Gazzetta del Mezzogiorno
Vicepresidente Comitato Società Dante Alighieri Potenza
Vicepresidente Zonta Club Potenza
Socia Fondatrice Comitato “Cittadinanza di genere”
Socia Fondatrice e Componente Direttivo CIDI Potenza
Responsabile Comunicazione http://www.laboratoriodiartepubblica.it

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