CHE SIA L’ANNO DELLA BASILICATA “SLOW”

Donato Ramunno

Se mi fermo e penso alla nostra terra, a quello che verrà per la nostra Basilicata, o almeno che desidero che venisse, per quest’anno che è appena iniziato, mi vengono alla mente le parole di Franco Arminio:

“Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato. Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza”.

Ecco, io credo che la nostra terra debba trovare forza nella sua debolezza.
Non debba ricercare la velocità, ma valorizzare la sua lentezza. Noi abbiamo bisogno di valorizzare le nostre profonde contraddizioni, abbiamo necessità di fare il contrario di ciò che sembrerebbe necessario, di anticipare ciò che prima o poi avverrà ovunque, di tornare all’essenziale, alla semplicità, perché è nella natura delle cose che accadrà. E qui, senza che ce ne accorgessimo, o meglio, che producesse degrado sociale, economico e culturale, per una specie di forma di abulia collettiva e generale, è sempre stato.
Abbiamo bisogno di noi stessi, di lucanie e di lucani, di capire che abbiamo ricchezze straordinarie, di partire, per fare sviluppo da quello che c’è.


Continuo per esempio a non capire, e lo dico da ex amministratore provinciale, come si fa a non comprendere che avere oltre 5000 km di strade provinciali, anziché un’autostrada, è un’opportunità e non una minaccia. E il loro riammodernamento, la loro messa in sicurezza, e la loro manutenzione sarebbe una grande occasione per fare impresa e creare lavoro. Oltre ad essere occasione per mitigare il rischio idrogeologico, che favorirebbe la creazione di altro lavoro.


Continuo a non capire come si fa non comprendere, che 131 comuni, ognuno con la sua tipicità, ognuno con la sua unicità, messi in rete, valorizzando ognuno la sua parte migliore, investendo nella loro totale ristrutturazione e magari in un attrattore turistico, sono una risorsa unica in Italia, e credo che forse sia l’unico modo per non farli morire e per tamponare l’emorragia demografica della nostra regione. Oltre ad essere occasione per mitigare il rischio sismico, che favorirebbe, anch’esso, la creazione di lavoro.


Continuo per esempio a non capire, come si fa a non comprendere che “dare” la terra inutilizzata, come una specie di grande contro riforma agraria, a giovani che vogliono tornare a fare i “contadini-imprenditori” lucani, è uno dei tanti modi possibili per dare impulso ad una nuova classe imprenditoriale lucana.


Continuo soprattutto a non capire come si fa non comprendere che il nostro vero petrolio è l’acqua, e perderla per “strada” mentre viene distribuita è da “folli” e il rifacimento dell’intera rete acquedottistica lucana darebbe impulso ad un volano economico importante per imprese, professionisti, commercianti e operai.


A me hanno insegnato che essere uomini significa sognare e conoscere per fare.
Io sogno e conosco questa nostra terra….ora però, tocca fare…a tutti. Occorrono capacità, volontà, determinazione. Dal dire al fare c’è di mezzo il mare…a me hanno pure insegnato che se ti vuoi salvare devi imparare a nuotare.Se fossi al governo della regione inizierei a legiferare e investire quel che c’è per realizzare quel che dico.


Io in questa Basilicata ho imparato pure a volare…


Buon 2018 Basilicata!

 

di Donato Ramunno

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