Sono stato fuori.

Paride Leporace

Reportage da Potenza zona rossa

Da 13 anni che vivo a Potenza mai visto una primavera così bella a marzo. Io che al mio concittadino che mi ammorbava con “Ma Potenza è fredda” ho sempre risposto: “Cosenza non mi sembrano i Caraibi. Certo la primavera tarda ad arrivare. Se non esce San Gerardo a fine maggio con il cappotto devi convivere”. Maledetta primavera affetta da Coronavirus. 

Al netto delle mie meteoropatie, fedele al vecchio Plinio che andò a vedere con i propri occhi l’eruzione di Pompei, (ci fu anche però lo spirito solidale di salvare degli amici nella sua tragica morte come tramanda il nipote omonimo a Tacito) prendo il  mio sdrucito tesserino per eventualmente giustificare la  presenza come inviato di Totem. L’unica zona rossa che ho affrontato nella mia vita professionale è stata quella del G8 di Genova. Senza accredito trovandomi sulla linea degli scontri più cruciali e seguendo le devastazioni dei black block grazie al mio look ma fortunato ad evitare gli appassionati di macelleria messicana. 

Ma adesso è zona Rossa l’Italia intera e anche Potenza dove risiedo che voglio raccontare.

Davanti al mio sguardo due signore anziane in due palazzi di via Fabio Filzi distanti 500 metri separati da un parcheggio privato. Una sta ad un primo piano, l’altra al quinto. Provano a dialogare per darsi compagnia e coraggio. Nonostante il traffico inesistente, le parole non riescono ad arrivare in verticale. Sembra un dialogo tra sorde. Lo sguardo esilarante diventa tenero al saluto a distanza con un’alzata di braccio. A Potenza non avevo mai visto persone che parlano dai balconi o dalle finestre.

La sera m’impressiona che intere facciate di palazzi non abbiano luci alle finestre. Saranno i lati delle zone notte. O i molti anziani del mio quartiere ,vanno a letto presto?

Esce un signore da un portone e si mette al sole. Da un balcone gli si chiede:“Sei uscito?”. “Ami puru respirà? E si accende una sigaretta. Tra i pochi umani che s’incontrano ci sono molte persone che fumano, sono molti più gli anziani che i giovani, molti cani al guinzaglio. Quasi tutti hanno  mascherine e  sciarpe al viso come gli ultrà del calcio.. Solcano il Francioso una ragazza bianca e un giannizzero di colore. Non rispettano il metro di distanza. Una coppia, il caso, o la primavera del deserto urbano ha favorito un incontro per l’amore ai tempi del Coronavirus?

Le farmacie concentrano fuori la porta persone che si distanziano. Cartello d’ordinanza “Mascherine terminate”. I giornalai cibano ancora gli ultimi lettori mohicani dai capelli grigi. Gli alimentari di prossimità si prendono la loro rivincita contro gl’ipermercati. A “Distinti sapori”, una sorta di Fouchon locale, consegnano a domicilio molte spese ai clienti anziani. Preziosa anche l’opera del Comune predisposta in tal senso.

Un vigilantes presiede l’Unibas chiusa. Prendo l’auto e vado alle Twin Towers Mancusi di via Nazario Sauro falansterio di studi professionali e qualche famiglia. L’umanità varia, che ne frequenta la piazza tra un caffè al bar Mediterraneo e un atto da sbrigare, scomparsa. Mi viene incontro l’avvocato Antonio Casalaro . “Avvocà non lavorate da casa?” “Non riesco, per me lo studio è il mio mondo. Ho le carte, i miei spazi. Gli altri colleghi ho visto che non vengono. Io non riesco. Mi sembra di stare in un film”. L’avvocato ha il talento della scrittura. Ha pubblicata una godibile  raccolta di racconti alla Cassola ispirati al suo paese, Gallicchio, intitolata  “Palcoscenico”. Vado di rimando “Magari a casa potete dedicarvi a qualche nuovo lavoro di scrittura?” “No anche per quello scrivo allo studio. Nei week end venivo qui. Ci vuole l’ispirazione. Certo la scrittura è terapeutica e può essere un antidoto a questo brutto momento”. Non mi sembra casuale che in esergo ai suoi racconti abbia messo la citazione del mio amato Salgari: “Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”.

Da cronista flaneur a cronista ufficiale. Vado a cercare notizie al Comando dei vigili urbani. Passano due sceriffi con mascherina: “Non possiamo dire nulla. Bussate al piantone dal citofono”. Cortese ma fermo il piantone mi ritorna che il comandante è in Prefettura per una riunione sull’ordine pubblico. Meglio andare a vedere. Prima di infilarmi nel mio macchinino saluto l’addetto alla Scala Mobile Sud direzione Stazione. Inutile chiedere del movimento umano. Non c’è mai quasi nessuno nei giorni normali.

Via Marconi è deserta nell’ora che di solito i torpedoni dei paesi ostruiscono la strada. Qualche presenza umana al mercatino del Viviani.  Micro fila all’esterno dei negozi che garantiscono cibo ai pochi travet che lavorano in ufficio. Un corriere in bici e mascherina turbo ricorda Coppi in fuga al Sestriere. Piazza XVIII agosto vuota sembra un quadro di De Chirico. Un anziano con il bastone fissa il Leone sul piedistallo. Come  in un sogno felliniano sarebbe bello scendesse e si andasse a sedere sulla panchina.

Attraverso Porta Salza e percorro via del Popolo illuminata dal sole. Parcheggio facilmente per l’assenza di giovanili motocicli carrozzati. Un fornitore per distributori automatizzati garantisce ricambio di snack. Un impiegato in auto mi sembra faccia pausa pranzo. A distanza vedo due volanti della Polizia presidiare il budello vuoto  di via Pretoria.

La Prefettura sembra sbarrata ma trovo un pertugio rettangolare nel portone. Trovo un gentile vigilantes. Chiedo della riunione. “C’è solo una persona. Forse non sono ancora arrivati. Inutile che chiamo non vi fanno entrare”. Lascio perdere, ritorno cronista flaneur.

Su piazza Mario Pagano la pista di pattinaggio sul ghiaccio è come una scultura razionalista di marmo che sostituisce i lampioni di Gae Aulenti. Sotto il sole, anche qui sulla panchina, un anziano ieratico con la barba. Mi avvicino e mi presento nella mia funzione di rompiscatole. Lui farfuglia parole senza senso, filologicamente scomposte. Lo smemorato di piazza Mario Pagano forse è un senza tetto né legge, Mi sembra giusto lasciarlo alla sua beata incoscienza.

Una signora con tortiera incartata con il nastro va a pranzo da qualche parte. Una gioielleria chiusa sulla vetrata ha lasciato un cartello  con numero di telefono “per eventuali richieste”. Ad un bar avevano esposto il tricolore e un cartello “andrà tutto bene”. Incontro Mario Restaino capo dell’Ansa regionale. Chiedo news fresche. Se i medici combattono il fottuto virus i giornalisti smontano fake news come quella di chi si è inventato la morte di un potentino contaminato.

 In piazza Duca della verdura” un padre con due figli maschio e femmina giocano con un Supersantos una di quelle partite come facevamo da ragazzini. Mi verrebbe da fare il quarto, ma lascio perdere. Il vecchio ieratico di piazza Pagano  è scomparso. Spero di non averlo spaventato.

Torno a scrivere nella mia ligia quarantena di via Fabio Filzi. 

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