Sulla soglia

Sulla soglia

La curiosità è un dono.
La spinta interiore a scoprire ciò che ancora non si conosce. La forza che ci fa attraversare l’ignoto e ce lo fa esplorare, come una terra nuova da calpestare, con la fronte alta e il cuore in tumulto. La curiosità muove i passi verso quello che non c’è ancora.
Il futuro.
E il futuro ci appartiene, ma è sempre un possesso in divenire. Serriamo la mano e stringiamo il fantasma di pochi attimi. Sono pennellate su tela che acquisteranno un senso solo viste dalla giusta prospettiva, quando ormai quel tempo avrà dismesso i panni del domani per diventare ieri. Il futuro è quindi indeterminatezza. È danzare nelle tenebre con uno sconosciuto. Per questo porta sempre con sé un  senso di ebrezza. È quello spazio in cui i desideri possono prendere corpo, hanno modo di conquistare una loro consistenza.
Il futuro è la bottiglia vuota in cui chiudiamo i nostri sogni prima di affidarli alle onde dell’Oceano. Ma è, al contempo, l’Oceano stesso. Dividere il Tempo in secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni è un modo per provare a domarlo. Come fosse un cavallo selvaggio. Allergico alla sella e alle briglie. Un’illusione necessaria. Abbiamo bisogno di ricominciare. Fosse un risveglio atteso, dopo un sonno che allontana le ombre di una giornata storta. O come la necessità di riappropriarsi di se stessi, dopo un anno complicato, come quello trascorso. Un anno che ci ha cambiato. Ha stravolto le nostre abitudini. È calato come una lama a dividere, a togliere, a ferire. Mai come adesso quello che ci aspetta oltre la soglia del 2021 è importante. Porta con sé un carico di aspettative immenso. Ma la vera novità, questa volta, siamo noi. Uomini e donne diversi. Che hanno tolto i bagagli pesanti dalle spalle e hanno finalmente la leggerezza di ciò che è fondamentale. E alla dogana immaginaria del tempo aperto, dell’anno che ci viene incontro, abbiamo da dichiarare solo noi stessi e ciò che ci rende migliori.
Basterà?
Non si dovrebbe rispondere a una domanda con un’altra domanda, ma mi si perdonerà l’eccezione. È davvero importante che basti?

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