COME TI COSTRUISCO LA VERITÀ, NESSUNO SI SENTA AL RIPARO

Lucia Serino

Candidati silenziosi, assenti, poco funamboli anche sui social. Ma con l’ansia dell’agguato dietro la porta.

Sulla Stampa di stamattina: “I nostri servizi segreti prevedono un attacco «diffamatorio» in grande stile per il 3 marzo, vigilia delle elezioni, e si accingono a bloccarlo attraverso la task force anti-hacker istituita fin dal 2013. Finora i servizi italiani hanno neutralizzato un terzo di tutto quello circola e il 70% rimanente – dicono – non fa grandi danni. Il social più pericoloso sarebbe twitter. Sospesi gli account @CorryLoddo, @Outis200, sotto osservazione @DoctorWho744, @lucamedico, @FrancoSuSarellu”.

Questa è la campagna elettorale degli eccessi: non c’è in giro neppure un faccione elettorale, sicuramente inutili per il meccanismo del Rosatellum nella quota proporzionale, forse però utili per la sfida one to one dei collegi. Tutto sommato, l’inevitabilità  di un costume che si trasforma, che poi se apri Fb ti riempiono di santini.

Questa è la campagna elettorale (osservando la Basilicata, ad esempio) della sottrazione a ogni confronto diretto nel tentativo di stare nella comfort zone dove meno si fa e meno si sbaglia, dove si evitano accuratamente polemiche e attacchi e si attende l’esito (nei partiti del tri-polo sicuro per i capilista) che sarà la base su cui ragionare e affinare le strategie in vista (sempre in Basilicata) del voto regionale d’autunno.

E soprattutto questa è la campagna elettorale che ci dice una cosa nuova. Chi pensava  che il discorso sulle fake news e la post verità fosse solo l’ossessione spinta di Renzi da scartare come priorità di un programma elettorale, oggi – soprattutto alla luce dell’inchiesta campana sui rifiuti – stia guardingo perché la distinzione tra vero e falso (già difficile finora nel rapporto tra verità storica e verità processuale) è diventata talmente più complessa che potremmo rimanere disarmati rispetto al meccanismo della costruzione della sua differenza.

E non è detto che sia sempre la verità a venirne fuori.

Come sottolineava Antonio Polito sul Corriere del Mezzogiorno l’inchiesta campana sui rifiuti ci mette davanti a un unicum del mondo occidentale: un’inchiesta giornalistica che utilizza l’agente provocatore (un ex boss pentito che si vanta di esserlo, tra l’altro non ammessa come figura dalle leggi italiane o meglio ammessa solo per gli infiltrati pubblici ufficiali), per vedere chi abbocca a un reato.

Questa è dunque anche la campagna elettorale in cui il corto circuito del rapporto tra sistema dell’informazione e apparato giudiziario potrà avere degli effetti ancora non ponderabili. Finora era il famigerato avviso di garanzia a stoppare le candidature.

In Basilicata alle scorse regionali fu così. Fu così anche per il codice etico del Pd che ad esempio bloccò, alle ultime politiche (quelle che portarono in Parlamento Emma Fattorini, e chi l’ha vista più?) la candidatura di Antonio Luongo.

Oggi i partiti cambiano registro. Ma assistono all’assalto dei media, soprattutto quelli di nuova generazione, che si giocano la carta del trabocchetto. Non è stato forse così per la vicenda Total che ha portato, poco tempo fa, alla rimozione del capo della comunicazione?

In altre parole se finora l’abbraccio tra media e Procure si traduceva in un tacito accordo a fare i primi da sponda alle seconde, oggi che ogni sistema intermedio di rappresentanza (ma non anche di garanzia, a questo punto?) si è dissolto, si assiste al passo lungo di ognuno che fa in proprio.

Creando casi giudiziari ma anche casi politici: è stato così per la rimborsopoli dei 5stelle, così per l’ultimo caso di quel De Falco eroe della tragedia del Giglio e oggi sputtanato dalla moglie che non lo denuncia ma si costruisce il suo quarto d’ora di celebrità raccontando pubblicamente che il marito è un violento. Lui nega: a chi bisogna credere?

Attenzione, le inchieste giornalistiche sono sempre diventate notizie di reato. Ne vanto anche una bella collezione. Ma qui il meccanismo è diverso e attiene a una malafede iniziale che fa da guida al tipo di verità che vogliamo costruire.

In Basilicata le premesse ci sono da anni e riguardano il terreno dello scontro ambientale.

Manca ancora qualche giorno alla fine della campagna elettorale.

Nessun è al sicuro.  

 

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.