C’è troppa gente a Piccianello!

C’è troppa gente a Piccianello!

Dopo che abbiamo girato la boa del classico tempo di quarantena (40 giorni, appunto), ma in realtà alla vigilia del terzo intero ciclo vitale del virus, il sindaco di Matera Raffaello De Ruggieri, dalle stesse pagine istituzionali che qualche giorno fa informavano la popolazione di aver appena concluso un raid che ha punito severamente ben tre padroni di cani sorpresi a far urinare l’animale troppo lontano da casa, ieri ci informava che nonostante in città non si registrino nuovi casi da giorni, bisogna stare a casa perché IL VIRUS NON È STATO ANCORA SCONFITTO. E’ in agguato, la subdola creatura tutta proteine e rna; state in casa, o potrebbe saltarvi addosso e azzanarvi a morte!

Ovviamente i commenti sotto il post sono tutto un susseguirsi di “troppa gente a Piccianello!”, “il mio vicino esce sei volte al giorno, di questo passo non ne usciremo mai!”, ecc. ecc.

Che il primo cittadino della ex Capitale Europea della Cultura utilizzi i canali istituzionali per diffondere fake news, per combattere le quali il Governo sta pure pagando l’ennesima apposita Task Force, è inaccettabile: il virus non verrà fermato dall’isolamento domiciliare, ma da un vaccino, da una cura alle sue complicazioni, da un suo mutamento genetico, dall’immunità di gregge, o certo anche dal tenere il fattore di contagio sotto l’1, ma solo fra diversi mesi. Impensabile passarli tutti chiusi in casa, e non solo per ragioni economiche. Quel che è chiaro a molti, non lo è affatto a moltissimi. Basta frequentare un po’ i social per rendersene conto.

Che la quarantena abbia estirpato totalmente il virus da un territorio non è successo ancora in nessuna parte nel mondo, e certamente non succederà a breve in Italia, dove il focolaio sfuggito di mano alle autorità locali e nazionali è di dimensioni epocali. Funziona solo in teoria, quando all’inizio il Governo stimava che sarebbero bastati 14 giorni di isolamento totale per spegnere il focolaio. Ne sono passati 40, si va verso i 60, e anche dopo, le cose non si prospettano semplici.

Continuare a illudere la popolazione che stando tutti a casa si potrà presto riprendere la vita normale, invece di spiegare quando si potrà iniziare una graduale riappropriazione delle libertà individuali (notare che non parlo di ripresa delle attività, le due cose non necessariamente coincidono), è criminale.

Basta una calcolatrice per capire che con l’attuale tasso di contagiosità r=0,8 (abbassato repentinamente con le misure di restrizione estrema, ma in Germania a 0,7 parlano già di successo del lockdown e di preparano a riaprire) per passare dagli attuali 100.000 positivi ufficiali italiani a soli 100, occorrono 30 cicli di quarantena. A 14 giorni l’uno, praticamente quasi un anno e mezzo.

Inoltre, se si fa passare il messaggio #iorestoacasa=”fine della pandemia”, alla riapertura troveremo una popolazione disorientata ed impaurita, quando i dati non segneranno lo zero che si va promettendo, ma comunicheranno che i contagiati sono ancora in giro, che i focolai potrebbero riprendere vigore, che quello che corre all’aria aperta è un irresponsabile anche se il governo ora lo autorizza (in realtà ancora non si capisce perché glielo abbia vietato, se correndo isolato non può contagiare né essere contagiato da nessuno).

Nessuno, virologo o politico, potrà mai promettere che il virus sarà sicuramente sconfitto, senza l’intervento di un fattore esterno risolutivo (vaccino, cura, mutazione genetica). E nessuno potrà mai assicurare che un focolaio non possa di nuovo riaccendersi, una volta raggiunto un grado di rischio considerato accettabile (a proposito, quale sarebbe, dato che il rischio zero è, come ho spiegato, una favola raccontata ai bambini per farli addormentare tranquilli?).

E se Matera piange, il resto della Regione non ride. Con il Generale Bardi felice di specchiarsi in inopportuni sondaggi di gradimento, mentre nulla muove nella direzione auspicata.

Servirebbe infatti uno scatto di reni, una presa di coraggio, per portare avanti una certo impopolare ma razionale ed epica battaglia: chiedere di essere i primi a sperimentare misure di contenimento diverse dalla clausura generale e a tempo indeterminato. Un marchio di buon governo spendibile anche in occasione della auspicata riapertura del settore turistico, quando si potrà sbandierare una strategia se non Covid Free, perlomeno Covid Under Control. Una regione Regione Decovidizzata.

L’obiettivo rimarrà ovviamente sempre quello di tenere l’indice di contagio sotto 1, esattamente come adesso. Dunque nessun freno all’attenzione, nessuna sottovalutazione del rischio. Solo una diversa modulazione dell’unica soluzione finora trovata, e già attuabile, per permettere alle strutture sanitarie di assistere tutti i malati, e raggiungere l’obiettivo di una graduale estinzione dell’epidemia. In attesa dell’auspicato evento esterno che acceleri il processo e possibilmente lo porti a definitiva estinzione.

La scelta, infatti, non è affatto tra gli arresti domiciliari e il tana libera tutti, come pure si sta facendo credere ai cittadini italiani e lucani, e come molti ti rispondono quando gli fai un discorso diverso da “tutti a casaaaaa!”: alcune violenze alle libertà personali sono già ora ingiustificate, dal punto di vista razionale e medico, addirittura nelle zone rosse, se non per mere ragioni di controllo del territorio e di ordine pubblico (per le quali è assai dubbio che il governo possa sospendere la Costituzione con un decreto legge, parola di costituzionalisti). Figuriamoci dove i contagi sono a zero da sempre, come in tantissimi comuni lucani (e meridionali, in generale). In cui gli abitanti sono obbligati comunque ad osservare le stesse disposizioni dei lombardi!

Dovrebbe quindi partire da Matera, o magari dalla Basilicata, il grido che riporti tutti, governanti e governati, alla razionalità delle scelte, contro l’isteria della paura, che si è invece finora colpevolmente alimentata. La politica – quante volte l’abbiamo detto? – dovrebbe guidare il popolo, non assecondarne gli umori. Se il popolo ha paura, occorre dargli coraggio, prendersi la responsabilità di illuminare una strada, razionale e sicura, che ci porti fuori dal pantano.

Rinchiuderlo in casa anche un solo giorno in più dello strettamente necessario, è una violenza della quale ci renderemo pienamente conto solo fra qualche tempo.

E a tenerci ai domiciliari sarà stato più la (mancanza di) politica, che il virus cattivo.

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