UN GARIBALDINO IN CONVENTO

Lucia Serino

Vincenzo Folino detta la linea. Autonomia lucana, dialogo con i 5 stelle e attacco a De Filippo e Gianni Pittella.

Un garibaldino in convento. E’ Vincenzo Folino che detta la linea, nel seminario di via Marconi a Potenza. Pur nella pacatezza di un discorso scritto e letto, il parlamentare ex Pd (capolista al senato nel proporzionale per Liberi e Uguali) infila con la precisione ripetuta di una mitraglietta un paio di colpi nel suo ragionamento che faranno da bussola, c’è da crederci, oltre questa campagna elettorale, verosimilmente fino alle elezioni regionali di fine anno.

Folino concentra il suo ragionamento attorno ad un unico argomento, il petrolio. Ma, se su questo fronte, ripercorre la storia delle politiche “drammaticamente inadeguate” che ci ha abituato ad ascoltare in questi anni, è sul piano politico-istituzionale che lancia nel dibattito elementi di novità.

“La Basilicata deve avviarsi verso un percorso autonomistico”, dice, citando gli esempi di Lombardia e Veneto, ma guardando soprattutto al modello emiliano e al tavolo aperto da quest’ultima regione con lo Stato.

“Uno Stato che ha il potere”, certo, ma che in Basilicata dovrà essere  esercitato in maniera diversa. Iniziando tanto per cominciare ad annullare gli effetti dello Sblocca Italia. Una Basilicata, dunque, a statuto speciale, perché speciali sono le sue necessità.

E con chi dialogare? L’appello è alle recenti forze politiche. Folino non li cita mai ma è evidente il riferimento ai Cinque stelle (ma anche movimenti civici), diretto, dunque, nella prospettiva delle alleanze, rispetto al più cauto ragionamento dei suoi compagni di partito, a iniziare da Bubbico e Speranza. Ed è ancora il petrolio lo spunto che serve a Folino per attaccare la sua “vecchia ossessione” degli anni condivisi nel palazzo della Regione, il sottosegretario Vito De Filippo. “Noi abbiamo la nostra storia e vogliamo ragionare con tutti, ma non possiamo farlo con i trasformisti”, dice.

Punta contro l’ex capo di Forza Italia in Basilicata e ora candidato nella coalizione col centrosinistra, Guido Viceconte che Folino propone in associazione con De Filippo: “Sono quelli del memorandum e della moratoria sul petrolio. Hanno fallito e ora sono appassionatamente insieme”.

Ma l’ultimo e prolungato attacco il parlamentare di Pietrapertosa lo riserva all’europarlamentare Gianni Pittella, candidato nel collegio uninominale al Senato in Basilicata ma anche capolista al proporzionale nella vicina Salerno. “Ho grande rispetto per lui”, inizia a dire, ma è solo l’abbrivio retorico che gli serve per augurargli “di diventare senatore della Campania”.

Lo chiama «il grande vecchio che ha mandato qui i suoi amici a fare gli assessori regionali (il riferimento è alla prima giunta di Marcello Pittella che Folino non citerà mai, ndr). Lui punto di congiunzione con Renzi e dunque – continua – artefice dell’asservimento della regione lucana al potere romano».

Una Basilicata che «abbiamo il dovere di salvare», ripete, missione per la quale Folino riesce  a trovare un posto di credibilità storica persino a un Emilio Colombo e ad altri ex democristiani ma non ai suoi vecchi compagni del Pd, “il partito delle epurazioni”, il partito di Renzi che porta distruzione più che costruzione, ragiona all’inizio “il cerimoniere” della serata, Antonello Molinari, ricordando l’imbarazzo della Rai che ha appena chiuso il programma “Bella davvero” che avrebbe dovuto condurre Francesca Barra, candidata Pd nel collegio di Matera-Melfi.

In due ore si chiude il sipario. Parola a tutti i candidati, da ultimo Speranza, che ragiona da leader nazionale con l’inevitabile parentesi emozionale della storia potentina, a iniziare dal saluto al suo vecchio professore di liceo venuto ad ascoltarlo.

Folino chiude le carte del suo discorso, in tenuta blu d’ordinanza. Ha l’aria di chi ne ha viste molte. Ma soprattutto di chi ha idee chiare su cosa fare nei prossimi mesi.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.