UN NATALE (DIVERSAMENTE) POLITICAMENTE CORRETTO

Lucia Serino

Sto leggendo un libro di politica diversamente corretta, il titolo ve lo svelo alla fine. Il senso della lettura è adatto per una riflessione natalizia: la natura (se volete, sostituite la natura con Dio) non ci ama. Sia chiaro, neppure ci odia. Semplicemente i sentimenti non le appartengono. Odio, astio, risentimento. Vendette. Nessuno di questi sentimenti regola la vita, almeno quella che ci è dato conoscere. C’è una neutrale e costante lotta di sopravvivenza e di affermazione di cui ci dimentichiamo quando siamo spettatori del conflitto, salvo a comportarci con lo stesso istinto quando ne diventiamo protagonisti. Un esempio: nessuna leonessa o nessun leone se si trovasse davanti a uno di noi e avesse fame, si farebbe scrupolo a divorare l’ammasso di proteine che siamo noi umani. Questo comportamento come lo definiremmo? Naturale. Eppure noi ci indigniamo al video che gira sul web degli agnelli macellati vivi. Ma se ci trovassimo, noi dispersi in una giungla armati di fucile, cosa faremmo?

Gli ambientalisti/animalisti che proteggono la specie del cervo in estinzione si farebbero divorare o proverebbero a sopravvivere sparando all’impazzata? Non è un esempio estremo. E, piuttosto, un ragionamento sull’ultima ossessione che guida i nostri consumi e i nostri comportamenti: vivere, mangiare, pensare, comportarsi secondo natura. Partendo dal principio che la natura è bella, buona e giusta (compresi i virus e i batteri che ci abitano?) e siamo noi a rovinarla portando alla distruzione il nostro pianeta. Questa, in realtà, è solo una proiezione umana. Pericolosissima.

Perché quando regoliamo la nostra condotta in base ai principi della natura, aggiungendo anzi il valore etico del rispetto dei principi che noi (ma noi) siamo convinti che siano giusti le conseguenze possono essere tragiche.

Ci affanniamo a cercare il senso etico della politica, il senso etico della decrescenza, il senso etico della lotta al progresso tecnologico, il senso etico dell’alimentazione a km zero. Chi si preoccuperebbe delle onde elettromagnetiche se fossimo col motore in avaria al largo, né troppo lontani né troppo vicini alla costa, ma sufficientemente disperati da affidarci al telefono satellitare per chiamare aiuto? Non ero in mare ma sulla autostrada del Sud quando, due giorni fa, sono rimasta in panne con l’auto nei pressi di Sala Consilina.

Avevo il telefono scarico, il caricabatteria dell’auto andava a intermittenza, e avevo dimenticato quello portatile. Non sapevo come chiamare il soccorso stradale. Ho tentato invano di agitare la mano nella speranza che qualcuno si fermasse. Tutti sfrecciavano (tra l’altro girava su whatsapp la storiella della rapina fatte più o meno con quella esca, dunque chi poteva darmi retta?). Ho così avviato il motore almeno per ricaricare il mio cellulare pigiando, girando e attorcigliando il cavo dell’alimentazione e alla fine sono riuscita ad avere qualche secondo utile per fare una telefonata. Cosa mi ha salvato, in fin dei conti? La sicurezza del progresso tecnologico. Non sarebbe stata una tragedia? Certo, prima dei telefonini c’erano le colonnine del soccorso nelle piazzole. Ma potremmo andare a ritroso all’infinito e arrivare ai segnali di fumo. Se pensiamo che siano più romantici e naturali i segnali di fumo, dovremmo avere lo stesso sentimento provando a guardando una burrasca: “Che natura feroce e stupenda!”. Sì, se la guardiamo abbracciati dalla finestra del nostro albergo. Se invece ci trovassimo travolti da essa? Sempre dello steso fenomeno naturale si tratta. Che non ci ama e non ci odia. Semplicemente ci è indifferente. Un esempio politico: cosa vi ricorda la storia dei passaporti austriaci per i sudtirolesi? E’ naturale, dice Kurtz, gli altoatesini sono tedeschi. Dove può condurre la pretesa di regolarsi secondo natura?

Frattanto, mentre le stelle stanno a guardare, le nostre inter-relazioni, sopite da secoli di cultura di diritto positivo, da quando siamo perennemente connessi, sembrano essere improntate a un sentimento di astio permanente: ma davvero siamo diventati un mondo di uomini e donne che si odiano?

Ma è lì, sui dispositivi, il male? Se la teoria è che noi siamo on line esattamente come siamo anche off line, tutto questo odio cosa significa? E se fosse del tutto naturale? Magari ne riparliamo dopo Natale.

Nel frattempo le balene ringraziano i lucani. Sì, le balene. Lo sapete no, che prima della scoperta del petrolio il principale combustile per l’illuminazione era l’olio di balena?
Auguri.

[Il libro che ho appena finito di leggere è “Contro (la) natura” di Chicco Testa, presentato qualche giorno fa nella sede Eni di Potenza, dove l’autore è stato volontario nei giorni del terremoto dell’80]

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