Un paese normale

Un paese normale

E rieccoci qua, siamo di nuovo sul ciglio di un lockdown, reduci da una primavera tragica e da una estate da cicale, abbiamo di fronte una nuova montagna da scalare e la cordata è tutt’altro che coesa e pronta a collaborare.

L’incubo sta tornando, basterebbe alzare lo sguardo oltre le alpi e guardare a cosa sta accadendo in Francia, o in Spagna, nel Regno Unito e anche in Germania per comprendere che, indipendentemente da chiacchiere, difese di posizione, speranze di capitalizzare vantaggi politici, il mostro è più vivo e vitale che mai e anche in Italia presto galopperà al pari degli altri paesi europei.

L’emergenza è stata gestita finora discretamente, non c’è altro da dire, chi pensa diversamente vada a vedere i grafici di andamento del contagio nel mondo e, se è capace di intendere e di ragionare con un minimo di onestà intellettuale, non potrà che concludere allo stesso modo.

Sono stati ovviamente anche commessi errori, confrontandosi con la più grande emergenza pandemica dal 1915, per di più in un’epoca marcata da un tasso di mobilità enormemente più alto, era inevitabile ma, al netto di questi, la valutazione va fatta nel complesso e ancora oggi l’Italia è in una condizione migliore di quanto non stia accadendo alla Francia o agli Stati Uniti e questo è un fatto.

Altro fatto che vale la pena evidenziare è che il nostro paese è reduce da almeno 15 anni di dissennata politica di ridimensionamento, forse sarebbe più giusto dire, smantellamento della sanità le cui responsabilità sono equamente distribuite, e da un periodo ancora più lungo di disattenzione al comparto strategico dell’istruzione scolastica e dell’università.

Polemiche come quella sui cosiddetti “banchi a rotelle” sono piccola roba, argomenti proposti dai tanti nanetti della comunicazione e della polemica politica prontamente ingoiati dalla suburra social e defecati nella polemica politica come un argomento di discussione. Una operazione di sostituzione della vecchia e stanca mobilia delle nostre scuole avrebbe dovuto essere accolta come una cosa positiva, senza tanta enfasi, magari dicendo -era ora! -, e invece è diventata oggetto di infuocate polemiche e di una narrazione infame.

Ed è in questa maniera che il paese ha affrontato l’emergenza, tra polemiche inutile, strumentalizzazioni becere, falsificazioni, contrapposizioni costruite ad hoc, amnesie improvvise.

Un paese normale avrebbe cercato di fare fronte, avrebbe fatto il tifo per sé stesso e non con stupide comparsate sui balconi ma affrontando con consapevolezza i problemi, senza invidie inutile, con empatia, solidarietà.

Ma l’Italia non è un paese normale.

L’Italia è il paese nel quale i leader dell’opposizione hanno enfatizzato, poi negato, poi enfatizzato il contagio, l’Italia è il paese nel quale il governo ha balbettato, surfato sugli interessi, è stato lento e inefficace nell’aiuto alle categorie più esposte e troppo ossequioso ai desiderata delle lobby economiche.

In una Nazione dove tutto sembra politico la verità è che la politica non c’è più, è inesistente, sostituita dalla mera lotta di sopravvivenza tra gruppi di potere e personaggi senza alcuna esclusione di colpi.

Giorgia Meloni o Salvini hanno dimostrato con i loro atteggiamenti che non gli importa nulla, assolutamente nulla delle sorti del paese, non gli importa di regnare sulle macerie, gli interessa anzi distruggere il più che si può nella recondita speranza che la disperazione delle persone possa consegnargli le chiavi del potere per un lungo periodo.

I leader della sinistra sembrano nanerottoli in lotta per il regno di Lilliput, completamente dimentichi della missione cui dovrebbero ispirarsi; la sinistra italiana ha rinnegato il blocco sociale cui dovrebbe ispirarsi, è diventata una versione ipocrita delle forze di centro-destra, cui ha rubato slogan e parole d’ordine: partite iva, imprenditori, mercati in luogo dei lavoratori, trascurando equità e pari opportunità.

Naturalmente gli Italiani, che scemi non sono, dovendo comprare un prodotto alla fine scelgono l’originale e non la sua scopiazzatura, il PD al 20% è già di per sé un miracolo spiegabile solo con un voto altrettanto ignorante e irriflessivo di chi vota a destra.

Il centro, per quanto disgregato, malmostoso è un’area politica che in Italia, sul piano meramente teorico, avrebbe possibilità di coagularsi in un’area omogenea, riformista e capace di governare il paese, ma da Forza Italia a Italia Viva, ai brandelli del PD ai tanti corpuscoli politici di centro, questa vasta area non è riuscita a costruire una forza che si affranchi dalle pluto-sirene che stringono Forza Italia in un abbraccio mortale e dai rigorismi ipocriti di una sinistra incapace di affrancarsi dai fantasmi del passato e costruire una forza socialista riformista utile al paese.

E ora i giochi stanno per finire, stiamo entrando ed è evidente guardando a tutto ciò che sta accadendo nel mondo e in Italia e tenendo a mente la curva del contagio, nella fase più critica, la pandemia appare sempre più fuori controllo tanto che, i teorici del “non ce n’è coviddi” sono tornati al silenzio.

Adesso, da Salvini a Pappalardo fino alla Meloni, chi fino a un mese fa continuava a blaterare sull’inutilità delle misure di contenimento, su attentati alla costituzione, chi andava per piazze e comizi a fomentare senza mascherina la stupidità italiana, ha smesso di minimizzare. Le forze politiche che hanno compulsato i mantra “è tutto un complotto l’emergenza non c’è”, “è solo una influenza” e peggio ancora, ora vorrebbero ergersi a giudici di chi cercato di evitare lo sbracamento totale del paese.

Citando Frank Slade, il protagonista del film “Profumo di Donna”, –Beh, signori miei, quando piove la merda, c’è molta gente che scappa e pochi altri che tengono duro, e qui Charlie affronta il fuoco mentre George si nasconde nelle mutande di papà– francamente a me ai soloni di certa parte dell’opposizione mi viene da dire come Slade “…e voi Harry, Jimmie, Trent, dovunque siate laggiù, andate a fare in culo!”.

Ma questa non è una difesa d’ufficio del governo, non sono cieco, non mi sfugge l’approssimazione, il pressappochismo, l’incertezza, la furbizia levantina che ha troppo spesso guidato l’azione di governo, troppo preoccupato del peso delle responsabilità per fare fino in fondo ciò che era giusto, troppo condizionato da gruppi di potere, da interessi di bottega, da posizioni tattiche.

L’origine di tutte le incertezze è sempre la stessa, con tutta la considerazione per il Presidente del Consiglio, Conte resta senza peso politico, senza un partito in grado di sostenerlo, senza un suffragio personale di cittadini in grado di sostenerlo e dargli la forza necessaria per imporsi.

Questa pandemia sta cambiando tutti noi, dovremmo tutti ragionare e cercare di immaginare, finché siamo in tempo, cosa vorremmo essere dopo e aiutarci in uno sforzo comune per governare il cambiamento e non subirlo, quando la pandemia finirà, e finirà presto o tardi, tutto sarà compiuto.
Mi piacerebbe vivere in un paese più normale, vedere intorno al tavolo le forze politiche da Meloni a Zingaretti mettere da parte i tatticismi demagogici e fare una tregua di qualche mese, quanto basta per salvare il paese, i suoi cittadini dal disastro provando a frequentare un po’ meno i salotti televisivi e le piazze e un po’ di più le aule del parlamento. Ma non succederà, il disastro è sempre più imminente.

  1. In un Paese normale e quello che dovrebbe fare la Sinistra, dare voce ai piu deboli, agli svantaggiati, agli emarginati dalla societa, mettendoli al centro della propria azione politica. Ma noi non siamo un Paese normale. E dire che ci basterebbe essere un Paese leggermente diverso per tornare a sognare.

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