UNA BELLA CACATA DI LEGGE

Ida Leone

Che bella cacata di legge è una norma che rispetto ad un principio generale molto duro e magari non da tutti condivisibile, ma pur sempre rientrante nella legittima potestà normativa di un paese, non preveda eccezioni e casi peculiari?

 

Quando andavo al liceo, mi colpì moltissimo la figura di Antigone, protagonista di una tragedia raccontata da Sofocle. Antigone decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte. Scoperta, Antigone viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta. In seguito alle profezie dell’indovino Tiresia e alle suppliche del coro, Creonte decide infine di liberarla, ma troppo tardi, perché Antigone nel frattempo si è suicidata impiccandosi.

Ricordo di aver fatto, per un certo periodo, di Antigone la mia eroina – senza dirlo a nessuno, che all’epoca si poteva essere fan al massimo dei Duran Duran, per non rischiare di passare per secchiona – non solo per la storia del coraggio di una cittadina di opporsi al re, ma per il coraggio di una donna di sfidare le convenzioni sociali ed opporsi ad un uomo, in un momento della storia nella quale appariva un impensabile atto di tracotanza.

Ricordo di essermi chiesta cosa avrei fatto, al posto di Antigone. Cosa avrei scelto, nel contrasto fra la legge naturale, che urlava dentro Antigone l’obbligo insopprimibile di dare umana pietosa sepoltura a suo fratello, e la legge dello Stato, quella di diritto, che lo proibiva, essendo Polinice stato dichiarato nemico della patria dal re Creonte.

Ho ripensato ad Antigone qualche mese fa, nel leggere due notizie in rapida successione.

La prima riguarda una guida alpina francese che ha rischiato cinque anni di carcere per aver soccorso una donna nigeriana incinta, il marito e i figli di due e quattro anni, trovati in mezzo alla neve nei pressi del passo del Monginevro, a 1.900 metri di altitudine, ed averli caricati in auto per raggiungere l’ospedale alle porte di Briancon, in Francia.

La seconda, ben più drammatica, sulla stessa linea di confine, riguarda ancora una donna di origine nigeriana, anche lei incinta, per di più sofferente di un grave linfoma, che è stata respinta alla frontiera di Bardonecchia dalle autorità francesi. Ricoverata in Italia, la 31enne è morta all’ospedale Sant’Anna di Torino dopo il parto cesareo.

Non sono più al liceo e un po’ di risposte rispetto alle domande che mi facevo un tempo le ho maturate, e so per certo che avrei fatto come la guida alpina francese, e che prima di respingere una donna malata alla frontiera le avrei provate veramente tutte, compreso togliermi la divisa da doganiera e accompagnarla in ospedale da privato cittadino.

Mi sorgono però altre domande: che fine hanno fatto le eccezioni alle norme, proprio per tutelare casi come questo? E più in generale, che fine ha fatto la pietas, per restare nel mondo classico, l’empatia verso un altro essere umano in difficoltà, che pure deve ancora esistere da qualche parte, per esempio nella guida alpina? Davvero il doganiere autore del respingimento dorme sonni sereni, sapendo che quella donna è morta?

Dove ho già sentito “obbedivo solo agli ordini / è la legge che lo impone”?

Certo, nelle situazioni bisogna trovarcisi. Ma Antigone, di colpo, in questi tempi di odio, muri, frontiere e rifiuti, è rientrata nel mio Olimpo di supereroi, affianco a Giancarlo Siani e a ai ragazzi trucidati ad Utoya.

 

 

 

 

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