UNA ROTATORIA DA STADIO DISTRUGGE LA PINETA. UN ALTRO SCEMPIO CAPITALE

Rossano Cervellera

Come Saruman. Il vecchio stregone del Signore degli Anelli distrugge la foresta di Ent per risvegliare gli uruk-hai e alimentare il fuoco delle fabbriche. A Matera si abbattono alberi ultracinquantenari per spianare e incurvare una strada e realizzare una rotatoria in prossimità di quello che sarà il futuro campus universitario. Il progetto interessa un quartiere storico di Matera, il rione Lanera, stravolgendo completamente l’immagine paesaggistica e urbanistica dell’area senza che sia avvenuto uno straccio di confronto per tentare di adottare delle misure meno impattanti per il tessuto cittadino. 

A farne le spese sono 86 pini ultracinquantenari che si trovano sul tragitto della strada che deve condurre alla mega-rotatoria, progettata come se si trattasse di un’opera extraurbana più che come uno svincolo per permettere il transito agevole dei veicoli. 

In pratica, l’idea è quella di realizzare angoli di curvatura, lungo via Lanera, per evitare che le auto possano sfrecciare in prossimità dell’incrocio. E lo si fa senza tenere conto che questo obiettivo potrebbe essere raggiunto, forse, con altri strumenti come ad esempio dei rallentatori a raso.

Per far questo bisogna necessariamente abbattere gli alberi che ora si sta tentando di far passare come malati, quindi instabili e pericolosi per l’incolumità di chi percorre la strada. C’è una perizia che certifica l’incompatibilità di quelle piante con il nuovo assetto viario che si vuol dare al quartiere ma risulta difficile credere che 86 alberi dalle chiome fluenti siano tutti affetti da parassiti che li porteranno alla morte. E qui siamo di fronte ad un problema di natura culturale.

Mai come in questi ultimi anni i pini sembrano essere diventati nemici degli uomini. Le radici rompono l’asfalto, diventano instabili e possono cadere sulla testa di qualcuno.

Ogni giorno vengono abbattuti alberi che potrebbero essere salvati solo perché “danno fastidio”. É come se di fronte alla frattura di un arto un ortopedico decidesse di amputarlo per evitare altri problemi anziché provare a trovare delle soluzioni alternative che, nel 2018, esistono. 

In questo caso l’unico vero problema è il progetto. Si potrebbe tranquillamente ridimensionare la portata dell’opera che non deve consentire l’accesso di migliaia di veicoli ad un centro commerciale, o ad uno stadio, e renderla compatibile con l’uso che se ne deve fare. 

In più c’è un problema politico. Un’amministrazione comunale che ormai sembra in rotta di collisione, qualsiasi cosa faccia, con la sensibilità cittadina, dovrebbe porsi il problema di come recuperare questo rapporto di fiducia, non comprometterlo sistematicamente con decisioni incomprensibili e frettolose. 

Gli alberi di via Lanera potrebbero essere salvati, se non tutti almeno una buona parte, e la rotatoria potrebbe essere realizzata ugualmente senza grosse fatiche. Non sarà un’opera ingegneristica da 110 e lode ma non è questo l’obiettivo che in questa situazione andrebbe ricercato. In più c’è il discorso complessivo legato ad una vera politica di cura del verde urbano.

A Matera c’è, così dicono, una sede dell’Università e c’è una facoltà di Agraria. Capire perché non si possa coinvolgere l’Unibas in un programma di studio, conservazione e salvaguardia del verde pubblico è complicato. Infine c’è un problema di trasparenza. Quando si interviene in maniera così radicale sul tessuto urbanistico di una città sarebbe buona abitudine presentare i progetti e spiegarne le finalità oltre che i contenuti.

Pensare che debbano essere i cittadini a doversi preoccupare di scandagliare il sito del Comune alla ricerca di atti e documenti, anche in casi come questi, è pura follia. I progetti si devono far vedere, devono essere discussi, fermo restando che poi la decisione finale spetta all’organo politico deputato a prenderla. La trasformazione di Matera, una città urbanisticamente perfetta fino a venticinque anni fa, in una Mordor tolkeniana non può passare per le sensibilità di un gruppo di progettisti che pensa di avere la verità in tasca. É successo troppe volte e non può, anzi non deve, più accadere.

 

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