Un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi

Un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi

Le fibrillazioni romane sono sempre più forti, la congiuntura di interessi politici, interessi economici, veleni e propagande contrapposte sembrano essere pronte a esplodere e, francamente, a dispetto dei “ce la faremo” e delle serenate sui balconi, me lo aspettavo.

Le crisi mordono duramente i paesi con assetti stabili e l’Italia non lo è da un pezzo, si contrappongono interessi territoriali, interessi di classe, economici, un sistema politico sfibrato da decenni di pseudoriforme istituzionali che ne hanno indebolito il tessuto democratico, l’Italia di oggi è più che mai in attesa di un Silla che restauri la repubblica.

Non ci nascondiamo dietro un dito, sarà durissima e sarà un vero miracolo se non scorrerà sangue perché i nostri politici, tutti senza fare troppe distinzioni da destra e sinistra (almeno in questa fase del mio scritto), pigiano il piede sull’acceleratore, in attesa del momento propizio per scatenare le furie e, al tempo stesso, sempre più prigionieri di esse.

Fenomeni come i 5 Stelle e la Lega hanno mostrato come sia possibile conseguire un successo elettorale sul nulla, come facendo discorsi privi di senso infarciti di slogan e di odio e aizzando gli istinti più bestiali del popolo italiano sia possibile salire sugli scudi e conquistare il paese.

Anche gli altri sono prigionieri di questa logica contrapposta, tanto a destra quanto a sinistra, in cerca di una via per superare i due competitori che hanno indicato la via, oppure alla ricerca di una resa dei conti definitiva al loro interno nell’illusione poi di poter in qualche modo recuperare il paese.

Che si rompi o meno il giocattolo creato da pentastellati e partito democratico l’accelerazione è in aumento e lo schianto è assai prossimo e anche gli attori di buona volontà che non mancano in tutti gli schieramenti, sono prigionieri di questa dinamica distruttiva.

Gli smemorati del momento che alzano “alti guai” sulla mancanza di morale in politica, inondando i social di contumelie e sarcasmo sui cosiddetti “responsabili”, sono gli stessi che quando Berlusconi pagò un certo De Gregorio per ragioni identiche (per quella compravendita De Gregorio è stato condannato e Berlusconi, al solito, ha schivato il proiettile grazie alla prescrizione) tacquero fregandosi le mani per lo scampato pericolo. Potremmo citare l’On. Scilipoti dell’Italia dei Valori passato bellamente a sostenere Berlusconi assieme ai deputati di centro sinistra Cesario e Calearo ma a che servirebbe? Per i tifosi della politica l’arbitro è cornuto solo quando fischia un rigore contro.

Siamo ben oltre la dialettica delle contrapposte fazioni politiche l’odio ha iniziato a scorrere potente nelle vene dell’Italia, ogni discussione è una Stalingrado che non prevede rese o armistizi, vincere o morire e ahimè temo che alla fine dei conti non vincerà nessuno.

Non vincerà la sinistra che pure meriterebbe almeno un grazie perché in questo disastro della pandemia ha dimostrato di essere l’unica forza con qualche gene istituzionale ancora vitale ma che oramai è persa dietro i regolamenti di conti al suo interno e soprattutto era e resta scollegata dal paese, magari migliore, ma incapace di reagire da questa cupio dissolvi, di contrapporre alla propaganda delle destre un’azione. La sinistra italiana è ormai imbolsita, governa in giacca e cravatta e in tailleur firmati e altro non è che la foglia di fico dietro cui una borghesia sazia cerca di nascondere il suo volto, ugualmente rapace e truffaldino, nei confronti dei più deboli.

Non vinceranno i 5 Stelle che prigionieri dei loro stessi cavalli di battaglia pagano il fio della loro inesperienza e della mancanza di consapevolezza del potere che prima che decisione è responsabilità e competenze.

Non vincerà la Lega perché non siamo più alla fine del 1800 e, nata per soddisfare gli istinti predatori di una parte del paese a discapito dell’altra, anche se in un momento di follia e disillusione è riuscita a ottenere un discreto successo nazionale, coinvolgendo il peggio (politicamente parlando) dei medi quadri della destra meridionale in cerca di un posto al sole, ha dimostrato di essere incapace di approfittarne e priva di uomini politici capaci di concepire una strategia di lungo respiro che vada al di là dell’arraffare tutto il possibile finché si è sulla cresta dell’onda.

Torneranno nelle valli padane e da lì cercheranno di depredare ulteriormente il sud del paese, i suoi rappresentanti meridionali, magari mi sbaglio, mi appaiono spacciati, schiacciati nella tenaglia sempre più insopportabile dell’arroganza dei loro padroni del nord da una parte e dell’ovvia scontata reazione dei meridionali, finiranno travolti dal tracollo del loro partito al sud.

Non vincerà la destra, perché i patti che si sono dovuti fare sono stati troppi, perché la bestia che si è alimentata e che si alimenterà sempre di più per cercare di dare la spallata finale seppellendo Forza Italia e superando la Lega suo diretto competitore, non tornerà docile della stalla.

Quando succederà, se succederà, il centro destra scoppierà, non casualmente Salvini in televisione recitava il mantra “non sono né di destra né di sinistra” prodromico a prendere le distanze dalla Meloni, grazie ad una ritirata strategica della Lega nei suoi territori di elezione, quando gli insidierà la leadership del centro destra.

Non si illudano i moderati che sono destinati a omologarsi o a essere schiacciati, il centro destra è peggiore, c’è poco da fare richiami pseudo-eruditi a liberismo e amenità del genere, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia con il liberismo non c’entrano nulla, i loro leader non sanno bene neanche cosa sia, la Meloni e Salvini entrano nelle discussioni politiche senza più freni, come il Berlusconi di qualche anno fa che chiedeva se c’era un po’ di gnocca entrando in una sala, ormai i freni sono saltati.

Se ne accorgeranno assai presto i moderati (pochi oramai) che militano in quell’area politica, come faranno i molti galantuomini di destra che conosco a digerire la marea montante di fanghiglia che i duo Melo-Salvinico in competizione stanno sollevando sempre più nel paese?

Che resta? Niente. I pochi residui di pseudo coscienza politica italiana sopravvivono in quella parte ristretta della popolazione italiana di età compresa tra i 55 e i 70 anni; al di sotto di questa fascia di età si era troppo giovani per fare esperienza di cosa fosse la politica quando essa ancora esisteva in Italia e al di sopra il tasso di decadimento neuronale congiunto alla paura di morire riduce di molto la coscienza critica.

La realtà è che in Italia mancano tanto la destra che la sinistra, manca quella visione rigorosa, magari conservatrice nei valori, ma solidamente radicata nel valore del bene della nazione avanti tutto che è la cifra delle forze politiche che si ispirano al liberalismo e rappresentano, nel mondo, la parte destra degli emicicli parlamentari, manca quella capacità di guardare oltre la convenienza di classe immaginando una visione diversa della società proiettata verso il futuro e volta alla giustizia e all’uguaglianza che era la cifra della sinistra italiana.

In parole più semplici in Italia, quale che sia la visione, manca la politica e, in assenza della capacità di mediare tra diverse visioni, con l’aumento della concezione fideistica della politica, la china che il nostro paese da tempo sta percorrendo, assai presto diventerà una caduta libera.

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