…USCIRE DA UN BUCO NERO

Pensieri e azioni irriverenti e molto poco serie di due “amirelle” (ndr amichesorelle)

Questa prima “uscita” è affettuosamente pensata e dedicata al magnifico Stephen Hawking, cosmologo. “Steve” (se tutti possono chiamare il nostro governatore… Marcello, e taluni con una voluttà tale da far impallidire Anitonain ammollo nella fontana di Trevi, possiamo consentirci pure noi la familiarità con Hawking, no?), ci ha costretto in questi anni a tirare su il naso, gli occhi, la mente spesso e ci ha fatto pensare alle stelle.

Nonostante la sua menomazione grave, gravissima, era un essere fluttuante e radicato nella vita, immerso nell’infinito che ha contribuito a spiegare, capace di sognare e di farci sognare, capace di giocare e di farci giocare…che il gioco è una cosa serissima.

La morte fisica di Steve ci ha fatto sentire tutti un po’ più abbandonati e poveri e tristi.

E allora da giullari quali siamo noi due amirelle (ndr amichesorelle) e partendo dal mantra diffuso su tutti i giornali in questi giorni che recita “I buchi neri non sono neri come li abbiamo dipinti. Non sono le prigioni eterne che un tempo pensavamo fossero. Si può uscire da un buco nero, anche verso un altro universo. Quindi se vi sentite intrappolati in un buco nero non mollate, c’è sempre una via di uscita“, proviamo a dare il nostro contributo molto poco scientifico…

Avvertenza ai lettori dei 1001 modi per… nessuna in particolare…in realtà lo scriviamo per creare una degna suspence…

E dunque.

Il tema è appassionante, coinvolgente e interessante per tutti. Affonda su basi scientifiche tanto quanto filosofiche ed è tutt’ora oggetto di studi per astrofisici, gastroenterologi, naturalisti e ginecologi.

Ovunque ci giriamo esiste un buco nero ed esiste sempre, 24 ore su 24, qualunque mansione si svolga, qualsiasi sia la posizione e dichiarazione dei redditi.

Perché infilarsi in un buco è semplice, difficile è uscirne.

Quante volte, involontariamente, vi siete infilati in qualcosa  di molto più agevole di un buco, probabilmente più facile da agganciare, e quante volte, volontariamente, non siete riusciti ad uscirne  nonostante apparisse banalmente facile e pur scomodando testi sacri e opere inedite.

Il buco, invece, è un concetto preciso, più difficile da infilare seppure volontariamente, sia per forma che per morfologia, quindi ancora più difficile se non estenuante da sfilare.

Se poi è nero, per colore o circostanza, l’operazione si complica.

La rassegna affronta i buchi neri più semplici che tuttavia, vuoi per tempo vuoi per oggettivi limiti mentali che cercano la soluzione nella psichiatria applicata più che nella scatola del cucito, diventano veri e propri rompicapo.

Il più buco tra i buchi neri è quello della tasca.

Che sia della giacca, del cappotto, impermeabile e affini poco importa. É un praefectuslegionis, giammai un buco semplice dai contorni definiti, netti. É sfrangiato per le continue falangi affondate e dimentiche del vuoto, è uno che la sofferenza l’ha patita e sopportata fino a sfracanarsi per condurre nel meandro più complicato dell’Ade dantesco.

É il buco nel buco. Tenebroso quanto basta, a prescindere dal colore dell’indumento, perché, a meno che non sia stato rilevato come possibile archivio e quindi sottoposto ad inventario dopo averlo adeguatamente trasformato da buco a intervento di sartoria, è oggettivamente nero, cioè buio. La soluzione, che risiede nella banale cucitura del foro prima che diventi un cesto per la biancheria, è complicata dall’estrazione del contenuto.

La contezza del medesimo si avverte solo quando l’indumento è diventato una zavorra contro il vento, oppure un bordo decorativo imbottito, o ancora meglio, l’unica opportunità di portare a compimento un eventuale tentativo di suicidio (a meno che non si scelgano sostanze barbituriche che sfidano pure la gravità).

Si annoverano casi in cui la consistenza della bordura pare abbia sollevato il compiacimento del medico legale, seppur deluso dal difficile reperimento sul mercato dell’indumento in questione.

Sfilare gli oggetti è quell’operazione che ha la pretesa di recuperarli attraverso il medesimo foro d’entrata che non sempre offre uguale facilità di transito, un po’ come accade per le performances intestinali.

Gli sforzi, causa di evidenti lacerazioni per intensità e strategia, trovano un moderato sollievo nella sequela di smadonnamenti o giubili pasquali (a seconda del reperto) innescati dall’inevitabile censimento dei reperti.

Gli effetti più devastanti del buco nero del cappotto si rinvengono, statisticamente, al momento della pesata settimanale in farmacia, affatto rassicurante anche dopo la contro pesata senza scarpe. Se ne esce solo con l’assist della dottoressa di turno che, durante le operazioni di rianimazione, si accorge della ferraglia border line.

La tipologia del buco nero finanziario è diversamente impegnativa. Nel senso che si tratta di una vera e propria “imbucata” che può occupare una tempistica infinita, difficile da quantificare. Come uscirne è funzione del buco.

Si tratta di una temporanea assenza di denaro per spese quotidiane, di un mutuo o di bancarotta fraudolenta. Il recupero delle varie pensioni che insistono nel nucleo familiare, dopo aver razziato tutte le assicurazioni vita, opere e miracoli, rappresenta la modalità immediatamente successiva alla sottrazione della questua domenicale (con 10 Gloria al Padre se ne esce quasi candidamente).

Per il buco truffaldino l’arresto rimane l’unica via praticabile se non si dispone di un alloggio sicuro alle Cayman; almeno vitto e alloggio nella residenza circondariale è garantito senza ulteriori aggravi per la famiglia d’origine.

Carriera politica, furto aggravato e continuato e contrabbando si attestano tra le soluzioni praticate nella middle class. Taluni raccontano del successo economico riscosso con un piccolo bric a brac allestito con il vintage recuperato dai buchi delle tasche.

E veniamo al buco allo stomaco. Per essere nero, è nero. Le alternative per venirne fuori sarebbero tante, distinte per sesso ed età. Per le donne sotto i quarant’anni rimane uno dei buchi più difficili da gestire tra quelli posseduti. Si può uscire da questa condizione mantenendo pari a zero il rapporto tra entrate e uscite: un cracker vs sette ore di tapis roulant al giorno.

Con questa proporzione si possono costruire le diete settimanali, mensili e annuali, se non si è stramazzati prima del tempo. Dopo i quaranta, il buco allo stomaco diventa come Sharon Stone in Basic Istinct, un’ossessione. Benzodiazepine ben distribuite nell’arco della giornata eradicano il problema alla base con cautela verso gli zuccheri da dissociare al trattamento.

Per il sesso maschile, a qualsiasi età, il buco allo stomaco va trattato come qualsiasi altro buco a gestione maschile. Eventuali cambi di amministrazione del foro possono sortire effetti inaspettati da sottoporre a stretto controllo andrologico.

Un veloce ripasso alle modalità di uscita dai buchi neri “sui generis”, solo per rimanere sul pezzo, si rende necessario nonché opportuno. Anche in tal caso, un distinguo per sesso ed età risulta utile alla platea dei lettori.

Per le donne più che un problema di uscita si pone quello d’entrata che non appartiene a tale disamina. Per essere, tuttavia, precise e promettendo di affrontare l’argomento in altra pubblicazione scientifica, si suggerisce una selezione per titoli e meriti così da rendere più agevole l’espulsione, o meglio più consapevole e anche più onorevole.

Per il sesso maschile, il problema dell’uscita è governato dal cervello rettile, quindi, il rettile per l’appunto si ritrarrà da solo appena assolta la sua funzione. Diversamente, la casistica degli incastri, ancora poco conosciuta conta molto sull’esperienza personale, quindi, confidiamo essenzialmente sul contributo che ognuno di voi vorrà donare per il bene dell’umanità.

Come uscire dal buco dell’ozono implica una scelta drastica che ha conseguenze mondiali, quasi planetarie. La prima rinuncia perché ciò accada, e ci spiace parlare di rinunce ma a volte sono indispensabili, è rappresentata dall’abbandono di tutto ciò che è spray: rinunciare ai deodoranti ascellari ma non all’acqua e detergente (in questo caso si esce proprio dal sistema solare), alle bombolette multiuso escluso le trombe auto che tanto fanno ai tifosi senza danneggiare buchi (per quelli da sconfitta vale sempre la famosa Preparazione H anche se “U Putenz è semb nu squadron”).

Una particolare tipologia di buco nero è quello della memoria. I possessori di buchi neri della memoria vengono comunemente definiti bugiardi, quando non siamo direttamente coinvolti nella relazione“one to one”; da destinatari, le locuzioni possono variare dal fedifrago se è un buco nero piccolo e con possibilità di comprensione, fino alla più complessa e articolata “bruttobastardomentitoresperoche” …(e qui si lascia campo libero alle asteme preferite).

In realtà non se ne esce ma la soddisfazione è pari quasi all’estrazione di un dente del giudizio devastato da un ascesso. I portatori sani del buco nero della memoria sono stati studiati molto dalla scienza della comunicazione che ha per loro codificato una serie di “segnali” tipici: evasività della risposta, mani sudate, occhi ebeti, negare negare sempre pure l’evidenza, non ricordo…sei sicur*di quello che dici?

Come uscirne? Ah bè…sempre le asteme, scelte tra quelle che statisticamente colgono (in genere si trovano in appendice al testo consultato).

Di recente istituzione, cioè da quando l’asfalto serve un po’ come la calce, i buchi sul fondo stradale sono davvero neri. Anche in tal caso uscirne è strettamente collegato alla tipologia di buco e alla segnaletica.

Laddove indicati costringono alla modalità safari in riserva, utile solo ai minori di mesi dodici che inspiegabilmente lo interpretano come una versione hard della ninna nanna; l’accortezza in questi casi sarebbe di attenzionare il cartello stradale che da temporaneo diventa un vero arredo urbano, poco zavorrato nonché contundente il parabrezza nella versione galleria del vento. Se non indicati e lasciati a tutte le condizioni meteo, il buco diventa “fuoss”.

E qui la disamina si apre a varie possibilità: dalla “tonza” attraversata dal pneumatico che si riprende repentinamente, anche prima del Santo del giorno, alla “peschera”, nota conformazione dove sono escluse solo le gare olimpiche perché ci rimani offline e abbastanza per i 365 martiri. In attesa del recupero, molti ne sono usciti ammazzando il tempo con sdraio ed ombrelloni d’estate e muta d’inverno.

I buchi neri della casa che nasconde ma non ruba sono i più divertenti, diciamolo. Certo se cerchiamo gli occhiali o le sigarette diventa difficile giocare a nascondino. Peraltro, i buchi in cui si infilano gli oggetti di uso comune sono quasi sempre i soliti: i cuscini del divano, il retro del pianoforte, le pantofole chiuse, etc. e il sesto senso ci viene in aiuto.

I problemi nascono dopo la perlustrazione dei posti abituali e il mancato ritrovamento. Inutili il ricorso all’ufficio degli oggetti smarriti, al cerca-persone o alle trasmissioni televisive specializzate, spesso di supporto ai parenti e agli amici disperati e ossessionati dal vostro inutile girovagare. Perché il buco sputi ciò che cercate dovete pazientare.

C’è sempre E-bay per vendere i venticinque apparecchi acustici di vostro marito e se urla…infilategli una calza in testa. Senza buco!

 

Tante care cose dalle Sòreche (ndr sorelleamiche).

 

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