Vita ed essere

Giovanni Laginestra
Mezzo busto di Parmenide
Parmenide di Elea

Che cos’è la vita? Una domanda interessante. Molti hanno indagato sul significato della nostra vita sul pianeta terra.

Alcuni si sono limitati a scoprire quali fossero le condizioni che hanno permesso l’organizzazione di alcune semplici forme di vita nel brodo primordiale tirando in ballo la presenza del nostro satellite (la luna) e di particolari condizioni climatiche.

Altri hanno analizzato il problema dal punto di vista termodinamico: la vita minimizzerebbe alcuni funzioni entropiche. The meaning of Life is the defeat of entropy.

Schrodinger, nel libro che cos’è la vita? Individua nel codice genetico la questione centrale e suggerisce che la molecola del gene deve essere un cristallo aperiodico. Da questo libercolo nasce la biologia molecolare con i suoi metodi quantitativi, con la conseguente scoperta da parte di Watson e Crick della molecola del DNA.

Per altri ancora, la vita non è un caso. Come l’abito necessita del sarto, così l’uomo necessita di un creatore. E vediamo alla questione filosofica importante. L’esistenza di Dio o dell’Essere dei filosofi.

Molti uomini, in tutte le epoche, si sono posti il problema dell’esistenza di Dio.

Oggi parte di questi vive in condizioni di benessere ed ha rinunciato a credere in Dio. Forse perché di quell’àncora di salvezza nessuno ne ha più bisogno.

La comunità scientifica si dichiara atea: lo fa perché Dio sfugge al dominio della razionalità. Tutte le prove della sua esistenza sono fallaci dal punto di vista logico. Non ci sono risposte univoche, non c’è il rigore di un procedimento scientifico replicabile (e falsificabile, vedi Popper) e condivisibile da tutti e questo potrebbe portare alcuni a pensare che Dio sia solo il frutto dell’immaginazione umana oppure un’esternazione del bisogno di perfezione di cui ogni essere umano abbia bisogno. [Eppure i veri intenditori, come Russell, si dichiarano agnostici, anche se atei per ogni questione pratica!]

Quello che è riscontrabile è che non è sufficiente essere uno scienziato per dimostrare la non esistenza di Dio. Probabilmente non è neanche possibile dare una definizione di Dio. Dio è tutto? Ed essendo tutto è anche il contrario di tutto? Con che mezzi rispondere a tali domande?

Innanzitutto dobbiamo specificare che il problema dell’esistenza di Dio non ha nulla a che fare con le religioni. È più che altro un problema filosofico ontologico. Dio dovrebbe essere la cosa in sè, l’in-sé-per-sé di Sartre, il tutto. Tale questione non va in contrasto con la scienza.

Più difficile e spinoso invece è il problema della razionalità di tale tutto. Nei secoli abbiamo imparato a controllare la materia che ci sta in torno, a fondare teorie che si evolvono nel corso del tempo ponendoci continuamente domande e trovando soluzioni a problemi nuovi. Tutte queste teorie, come asseriva Galilei (1564-1642) sono descrivibili attraverso la matematica. Questo ci porterebbe a pensare che dietro l’Universo ci sia un grande Architetto che ha utilizzato la matematica per progettarci.

Immaginiamo un archeologo che trova una pietra leggermente squadrata in una delle sue esplorazioni. Tale forma leggermente differente dalle normali pietre sferiche può essere dovuta all’erosione del vento ed altri fattori climatici. Ma immaginate che tale archeologo si trovi di fronte a una statua greca. Difficilmente vi verrà da pensare che siano stati fattori casuali a scolpire tale statua. Allora se non esistesse un Dio matematico potremmo analogamente supporre che l’essere umano, gli animali siano solo il frutto di una spontanea combinazione di molecole? E perché continuiamo a scoprire leggi di natura matematiche?

D’altro canto ci sono il darwinismo e l’evoluzionismo, i modelli di competizione, che ci dicono che ci sono voluti milioni di anni prima che si passasse da organismi unicellulari (in tal caso davvero combinazioni di molecole) ad organismi più complessi.

Per cui è molto difficile, se non impossibile dire l’ultima su tale quesito. Date queste premesse credo che il problema dell’esistenza di Dio è un problema mal posto. È un tentativo fallace di rispondere alla domanda ‘Tutto ha un senso?’ che puntualmente non trova risposte soddisfacenti sia per il cuore che per la mente.

Rimaneggiando Fedor Dostoevskij spero che Dio salverà il mondo indipendentemente dal fatto che noi ne dimostriamo l’esistenza.

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