LA SINISTRA, LA GIUSTIZIA, LE ELEZIONI

Molto tempo fa l’inno della sinistra era Bandiera Rossa che inneggiava al comunismo e alla libertà. Poi, dalla caduta del muro del Berlino e dal crollo del sistema del socialismo reale, persi i riferimenti internazionali, molti compagni si sono invaghiti delle manette.

Basti vedere le liste in Basilicata, con due capilista di elevato rango giudiziario e reduci da precedenti disfatte: Ingroia che portò alla rovina l’estrema sinistra nel 2013, Arbia che partecipò alla disonorevole avventura di L’altra Europa: 2 eletti su 3 giornalisti di la Repubblica.

Sui muri, tra i pochi manifesti attaccati, spicca il faccione di Grasso. Procura di Palermo, vertice Antimafia, presidenza del Senato, leader di Liberi e Uguali. Pare non sia andata benissimo la sua performance e pensano già di sostituirlo. Dicono con Giggino “ex a manetta” de Magistris.

Tutt’altro esempio viene dall’estrema destra, con un leader condannato per banda armata (Roberto Fiore: Italia agli Italiani) e un altro arrestato per episodi di attivismo sociale (il furto di una bandiera, la resistenza a uno sfratto di una famiglia disagiata: Simone Di Stefano, CasaPound).

Ci conforta molto scoprire che nel Paese reale le cose vanno in tutt’altra direzione: con la gente che, nonostante tutte le prese di distanza dei magistrati, porta in trionfo i giornalisti di FanPage, nuovi eroi popolari, e Caiata che esce rafforzato dalla notizia sulle indagini a suo carico.

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